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il caso garlasco
05 Giugno 2025 - 10:06
«Si continua a infangare la memoria di nostra figlia. Chiara era una ragazza pulita, semplice. Non aveva segreti e non aveva amanti. Non aveva due telefoni. Quello che è grave è che si fanno illazioni su una ragazza che non può difendersi», è stato lo sfogo della madre, Rita Preda, che ieri ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa insieme al marito Giuseppe Poggi.
Netti anche i legali della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che hanno parlato di «assillante campagna diffamatoria da parte degli organi di informazione e social», smentendo anche il contenuto del servizio de “Le Iene”: una ricostruzione basata su dichiarazioni «risalenti e provenienti da una persona deceduta, e già all’epoca ritenute del tutto false».
Per i legali dei Poggi, si sta assistendo a una pericolosa deriva, in cui si mescolano indiscrezioni investigative – vere o presunte – con «ricostruzioni romanzesche» alimentate da fonti non verificate o dichiarazioni mai confermate.
Pure la famiglia delle cugine della vittima, Stefania e Paola Cappa, ha fatto sapere che tutelerà «la propria reputazione di fronte a notizie di carattere diffamatorio».
Lunedì i genitori della vittima erano intervenuti pubblicamente per smentire un’altra notizia circolata sul furto (mai avvenuto) della borsa della ragazza. E per ribadire che Chiara non frequentava il santuario della Bozzola, luogo in cui, nel 2014 (quindi sette anni dopo l’omicidio), avvenne l’estorsione a sfondo sessuale ai danni dell’ex rettore don Gregorio Vitali, da parte di due cittadini rumeni ora latitanti. Uno di loro ha sostenuto che ci sia un collegamento tra il delitto di Chiara Poggi e i fatti della Bozzola; la Procura di Pavia nei giorni scorsi ha acquisito gli atti di quell’inchiesta alla ricerca di riscontri.
Martedì la Diocesi di Vigevano ha preso posizione, ribadendo la volontà di «non lasciarsi in alcun modo condizionare da illazioni o indiscrezioni di qualsiasi genere», con l’obiettivo di tutelare «le attività spirituali e di preghiera ospitate nel santuario». «In relazione ai fatti del 2014 – conclude la nota – viene ribadito che gli organismi giuridici della Chiesa erano intervenuti per gli aspetti di loro competenza».
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