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omicidio di garlasco
05 Giugno 2025 - 17:43
La validità delle analisi genetiche che avevano attribuito ad Andrea Sempio il profilo del Dna rilevato sulle unghie di Chiara Poggi era stata messa in dubbio durante la prima inchiesta che nel 2017 aveva coinvolto il 37enne, amico del fratello della vittima, ora nuovamente indagato per omicidio in concorso.
A sollevare perplessità era stato il genetista forense Emiliano Giardina, che si è occupato di diversi casi giudiziari, come quello di Yara Gambirasio. Giardina, in una nota di commento, aveva evidenziato delle “criticità” nel lavoro del collega Pasquale Linarello, l’esperto del pool difensivo di Alberto Stasi che fece la prima consulenza che attribuiva il Dna a Sempio. Secondo Giardina, «il numero di marcatori utilizzati per l’analisi è troppo basso» per poter arrivare a «conclusioni solide».
Nel mese di aprile, Giardina era stato nominato dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli come perito per l’incidente probatorio. Ma è stato ricusato sulla base di un’intervista a Le Iene rilasciata in passato, sollevando dubbi sulla sua imparzialità. Al suo posto il giudice per l’indagine preliminari a metà maggio aveva nominato la genetista Denise Albani e l’esperto in dattiloscopia Domenico Marchigiani, entrambi della polizia di Stato.
«Per poter esprimere un parere scientifico su problematiche così complesse è necessario analizzare un numero superiore di dati rispetto a quelli disponibili» aveva evidenziato Giardina commentando la consulenza.
«I profili relativi al cromosoma Y sottoposti a interpretazione e oggetto di comparazione ritenuta positiva con il profilo Y che si asserisce si riferisca ad Andrea Sempio sono misti». In queste condizioni, scrive il genetista, «non è possibile stabilire un unico aplotipo da utilizzare per i confronti» e, «qualora, incuranti della criticità», «si volesse comunque procedere a comparazione, il numero di marcatori utilizzati per l'analisi è troppo basso per addivenire a conclusioni solide».
Un’altra osservazione riguarda la natura stessa del cromosoma Y: «non è mai identificativo, né unico, per le modalità stesse con le quali viene trasmesso dal padre ai figli maschi». Un limite che, secondo Giardina, pesa ancora di più nel caso in esame, «dove il numero di marcatori è basso ed i profili sono misti». Da qui la conclusione: «non è possibile condurre in modo appropriato alcuna considerazione statistica relativa alla presenza di questi profili nella popolazione generale».
Una nuova consulenza disposta dalla difesa di Stasi – e firmata dai genetisti Lutz Roewer e Ugo Ricci – ha poi rilanciato l’ipotesi di un match con Sempio. Un’interpretazione poi confermata dalla recente consulenza disposta dai pm di Pavia, condotta dagli esperti Carlo Previderè e Pierangela Grignani, attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, che permetterebbero una diversa e più approfondita lettura dei dati. Sarà proprio il Dna trovato sulle unghie della vittima a rappresentare uno dei nodi cruciali del maxi incidente probatorio disposto nell’ambito della nuova inchiesta sulla morte di Chiara Poggi.
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