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delitto di garlasco
05 Giugno 2025 - 10:28
La pg Laura Barbaini nel 2014 a Garlasco (foto archivio Informatore Vigevanese)
La posizione di Andrea Sempio – ora indagato per omicidio in concorso dopo due archiviazioni – venne analizzata già nel 2007, nella prima fase delle indagini. Le tre telefonate che fece a casa Poggi nei giorni che precedettero il delitto furono controllate dagli inquirenti; telefonò presumibilmente, per parlare con il fratello della vittima, Marco. Ma l’amico in quei giorni era in Trentino, in vacanza con la famiglia. Le chiamate suscitarono qualche dubbio, ma Sempio non finì tra i sospettati.
La sua posizione si riaprì nel 2016: la madre di Alberto Stasi presentò in Procura un esposto con i risultati delle investigazioni difensive su Sempio. I magistrati di Pavia ricevettero dalla Procura generale di Milano (l’accusa era rappresentata dalla sostituta pg Laura Barbaini) un documento di 13 pagine di osservazioni in relazione alla condanna di Stasi nel processo di appello bis, confermata poi dalla Cassazione. La Procura generale, anche in riferimento alle telefonate di Sempio e allo scontrino del parcheggio, parlano di «informazioni già vagliate e giudicate del tutto irrilevanti», «inidonee a consentire l’iscrizione» di Sempio, poi indagato e archiviato dal gip.
Nel documento, si legge che i precedenti giudici «hanno già valutato tali informazioni», «ritenendole prive di ogni collegamento con le risultanze processuali». E sulla vittima si legge: «La vita di Chiara, le sue frequentazioni, il suo ambito familiare» eliminano «ogni razionalità e plausibilità pratica alla versione alternativa dell’amico del fratello» come possibile assassino. In relazione a un possibile contatto tra la vittima e Sempio, si parla di «totale vuoto probatorio».
Negli atti viene inoltre osservato come «le modalità esecutive dell'aggressione rivelano un coinvolgimento emotivo particolarmente intenso», che «presuppongono non un normale rapporto di intimità (peraltro inesistente tra Sempio e Chiara) ma un rapporto intenso di intimità, tale da scatenare una emotività giustificabile soltanto tra soggetti che erano particolarmente legati da un quotidiano coinvolgimento affettivo».
Nel documento inviato dalla Procura generale ai pubblici ministeri di Pavia si segnalava inoltre che «Stasi ha sempre operato in modo da condizionare gli interventi e i non interventi degli investigatori dell'epoca e dell'autorità giudiziaria». E si parla della «sistematica eliminazione di fonti di prova fondamentali» su Stasi da parte del maresciallo Marchetto, che all'epoca del delitto comandava la Stazione di Garlasco.
Ma ora i nuovi riscontri scientifici – la possibile corrispondenza del Dna sopra le unghie della vittima con Sempio e il match dell’impronta vicino a dove fu trovato il corpo – potrebbero mettere in discussione quanto assodato finora.
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