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GARLASCO: DAGLI ATTI DEL 2007

Già 18 anni fa mitomani e visionari fecero perdere tempo agli inquirenti

Interrogatori e accertamenti per verificare piste puntualmente risultate inverosimili

Claudio Bressani

Email:

claudio.bressani@ievve.com

17 Giugno 2025 - 17:36

Già 18 anni fa mitomani e visionari fecero perdere tempo agli inquirenti

La folla di operatori tv e fotografi assiepati nei giorni scorsi in via Pascoli a Garlasco

L’enorme esposizione mediatica di un caso di cronaca, ora come 18 anni fa, scatena sempre mitomani, visionari, pazzi e squinternati, pronti a raccontare la qualunque pur di avere i propri cinque minuti di celebrità. Nel 2007 dei 18 faldoni in cui erano raccolti gli atti delle indagini preliminari sull'omicidio di Chiara Poggi uno, il settimo, era quasi per metà composto di «esposti e lettere pervenute relative all’omicidio»: in tutto 343 fogli, cui si erano aggiunti interventi in tv di pseudo sensitivi, maghi e cartomanti. E chissà se c’era dentro davvero tutto, se alcune delle segnalazioni più inverosimili non sono state direttamente cestinate.

Molte, comunque, hanno costretto i carabinieri a perdere tempo prezioso con accertamenti e verifiche rivelatisi puntualmente inutili. Chi continua a ripetere a macchinetta che «si è indagato in un’unica direzione» dovrebbe dare un’occhiata a quegli atti: si renderà conto che in realtà sono stati approfonditi anche gli spunti più inverosimili.

Il campionario di deposizioni e di denunce, lettere e biglietti si è rivelato molto ricco. E i media anche allora hanno contribuito ad alimentarlo, dando spago a tanti personaggi improbabili. È venuto a galla un mondo di investigatori caserecci e persone convinte di essere state testimoni di qualcosa di molto importante. C’è chi spiegava dove andare a fare accertamenti e chi (un tale che si firmava solo “Unni”) suggeriva testualmente: «Cercate nelle chineprese del uscite della città se alle ore 7.30 o 8 è passata la macchina nera’’, cioè la Golf di Stasi apparsa in tv. A bordo di quell’auto lo sconosciuto sosteneva di aver visto i due ragazzi fermi a un semaforo appena fuori Garlasco. Un altro (tre righe senza firma) domandava: «Avete chiesto a Stasi perché Chiara non voleva andare più in vacanza insieme a lui?».

L’immancabile «appassionata alla lettura di libri gialli», una signora di Bologna, aveva sfiorato uno degli argomenti “scottanti” della vicenda: Chiara, «accortasi dell’amicizia molto particolare» tra Alberto e un amico, potrebbe «aver fatto una gran scenata (comprensibile!!!)». Un tizio di Belluno che non si era firmato «perché la cautela è d’obbligo», come anche un altro anonimo, avevano indicato invece come probabili responsabili una delle due gemelle Cappa. Il primo si era azzardato addirittura a fare «un’ipotesi che non è così poi tanto assurda» parlando di una stampella come arma del delitto.

Il 14 settembre un tale Paolo, un 28enne della provincia di Milano che viveva «di lavoretti saltuari», ripetè ai carabinieri – che si erano affrettati ad identificarlo e convovocarlo – quel che aveva detto la sera prima telefonando in diretta al numero verde della trasmissione “Prima serata” di Telelombardia: «Da un po’ di tempo sto avendo delle premonizioni in sogno che spesso si avverano successivamente nella realtà. Ovvero vedo delle cose che accadranno in futuro».

Così ha «avuto un sogno circa la morte di Chiara»: «Vedevo che il fidanzato, tale Alberto Stasi, aveva una “forte amicizia” con un ragazzo, persona di cui ho solo successivamente saputo l’esistenza». Il sogno prosegue all’interno della villetta dell’omicidio: entrano «due persone di sesso maschile, le quali prendevano alla spalle Chiara, intenta ad accarezzare un gatto, e la colpivano alla testa con un attrezzo». Si prese una querela per diffamazione.

Dichiarazioni bollate come inverosimili sono arrivate anche da un coetaneo di Chiara, un altro Alberto, anche lui del Milanese. Si presentò ai carabinieri il 5 ottobre 2007 e raccontò di una serata di un anno e mezzo prima al bowling di Vigevano con alcuni suoi amici e di altri tre ragazzi, tra cui una donna, incontrati davanti alla pista accanto. A un certo punto il suo sguardo si era incrociato con quello della ragazza «che mi sorrideva». «Mi sono avvicinato presentandomi» e lei «rispose di chiamarsi Poggi Chiara», mentre le altre due persone con lei erano Alberto Stasi e Andrea. Chiara gli chiese il suo numero di telefono per poterlo ricontattare. «Da quella sera – proseguì – non ho più rivisto Chiara, sino agli inizi di luglio 2007, no anzi inizi di giugno, se ben ricordo, quando verso le ore 13 l’ho incontrata presso il ristorante “La Magnana” ubicato lungo la statale 11 che attraversa il comune di Boffalora Sopra Ticino».

Infine assicurò di aver di nuovo incontrato Chiara tre settimane prima del suo assassinio lungo la strada statale 11 nel primo pomeriggio. Lui era in bicicletta, lei a bordo di una Mercedes bianca: scesa dalla macchina, lo invitò a «fare quattro passi». Quattro pagine fitte di verbale, cinque ore e mezza di dichiarazioni che non stavano né in cielo né in terra, ma che costrinsero i carabinieri a fare indagini per capire se ci fosse qualcosa di vero, a sentire a riscontro altri cinque testimoni e ad eseguire pure una visura all’Aci. Conclusione: «È emerso che quanto dichiarato dal predetto è di fatto inverosimile».

E non potevano mancare le dichiarazioni a luci rosse. Una brasiliana di nome Rosana, 41 anni, il 17 ottobre si presentò al commissariato di polizia di Fiumicino, a Roma, con una nuova storia, convinta di «fornire elementi utili sul delitto». Spiegò che nei primi mesi 1999, quando si guadagnava da vivere «facendo l’accompagnatrice» e ricevendo in casa nel Ravennate, ha avuto come «cliente» Alberto Stasi, conosciuto già tempo addietro, «quando aveva circa 12 anni». Oltre a descrivere un improbabile incontro con il “biondino”, aveva parlato di una gita insieme, in treno, a Garlasco. Arrivati nei pressi della casa di Chiara, lui le avrebbe detto: «Qui abita quella che un domani sarà la mia ragazza ed io l’ammazzerò».

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