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la decisione
01 Luglio 2025 - 17:24
Alberto Stasi resterà in regime di semilibertà. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano, che contestava l’ordinanza con cui, l’11 aprile scorso, il Tribunale di Sorveglianza aveva autorizzato la misura alternativa al carcere per Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi e in carcere dal 2015.
La decisione è arrivata al termine di un’udienza "cartolare", cioè svolta senza la presenza fisica delle parti e basata esclusivamente sull’analisi degli atti da parte dei giudici della Suprema Corte. Oltre al ricorso della Procura generale, sono state valutate le osservazioni della procura della Cassazione e le memorie difensive depositate dai legali di Stasi.
Tra le contestazioni principali sollevate dalla Procura milanese – con un ricorso firmato dalla sostituta procuratrice generale Valeria Marino – vi era il comportamento di Stasi durante un permesso premio, nel corso del quale rilasciò un’intervista al programma televisivo Le Iene, andata in onda il 30 marzo. Secondo l’accusa, la concessione del permesso non autorizzava la partecipazione a un’intervista pubblica, ritenuta estranea ai motivi familiari, culturali o lavorativi previsti dalla normativa penitenziaria.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, ha replicato che non vi è stata alcuna violazione, dal momento che, come confermato anche dalla direzione del carcere di Bollate, non era necessaria un’autorizzazione specifica per l’intervista. Secondo i legali, dunque, «non venne violata alcuna prescrizione» e il ricorso doveva essere dichiarato inammissibile.
Nessuna novità dalle impronte
Non ci sono novità significative dalle analisi disposte nell'ambito del maxi incidente probatorio nella nuova inchiesta sul delitto che vede indagato per omicidio in concorso Andrea Sempio. In base a quanto emerge, infatti, dalle impronte analizzate non è possibile estrarre Dna utile per effettuare le comparazioni genetiche. Anche sull'impronta numero 10 trovata sulla porta di ingresso di casa Poggi, dove si sarebbe appoggiato l'assassino, non sarebbe stato trovato materiale utile, ma le analisi verrano ripetute. Restano ancora quattro fogli di acetati da campionare alla ricerca di Dna.
«Ad oggi, non solo l'analisi genetica dei reperti rinvenuti nella spazzatura, ma anche gli esiti emersi dalle analisi svolte sugli acetati, confermano ancora una volta che il mio assistito Sempio non si trovava sulla scena del crimine, come da anni lui stesso afferma – ha spiegato l'avvocato Angela Taccia, che difende Sempio – Per ora, anche gli accertamenti scientifici sin qui svolti, confermano dunque la totale estraneità di Andrea Sempio in questa terribile vicenda. Non poteva essere altrimenti, ma attendiamo comunque fiduciosi, rimanendo sempre concentrati».
Notizia in aggiornamento
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