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15 Luglio 2025 - 14:59
A quasi 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, le nuove analisi condotte nell’ambito dell’incidente probatorio hanno portato alla luce un nuovo elemento: la presenza di un profilo di Dna maschile ignoto da un tampone effettuato nel cavo orale della vittima durante l'autopsia. Il reperto non era mai stato analizzato prima. Una scoperta che, a seconda delle interpretazioni, potrebbe rappresentare un nuovo elemento investigativo, oppure una contaminazione legata alle fasi successive al delitto.
Il profilo genetico, indicato come “Ignoto 3”, non corrisponde né ad Alberto Stasi – ex fidanzato di Chiara e unico condannato per il delitto – né ad Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e attualmente indagato per omicidio in concorso nella nuova inchiesta della procura di Pavia.
Secondo quanto emerso, almeno trenta persone che hanno avuto contatti diretti con il corpo della vittima, o che hanno partecipato a rilievi, autopsia o riesumazione, saranno sottoposte a prelievi genetici per confrontare i loro profili con quello di “Ignoto 3”. Tra loro figurano anche operatori sanitari e tecnici forensi, inclusi coloro che si occuparono della raccolta delle impronte dopo la riesumazione del corpo.
Ipotesi contaminazione
Marzio Capra, genetista della famiglia Poggi, ha affermato che il Dna maschile potrebbe non avere alcuna rilevanza investigativa. Secondo la sua analisi, si tratterebbe di un inquinamento accidentale avvenuto verosimilmente durante l'autopsia, o la manipolazione del corpo in ambienti non completamente sterili. Capra ha evidenziato come uno dei campioni di garza utilizzati mostrasse un aplotipo Y compatibile al 99% con quello di un assistente del medico legale che condusse l’autopsia nel 2007. Un altro campione risulta in parte compatibile, ma mostra anche variazioni che suggeriscono la possibile presenza di un secondo profilo maschile.
La quantità di materiale genetico individuato (tra i 2 e i 4 picogrammi) è esigua, al punto da far propendere, secondo Capra, per un’origine contaminante rispetto alla traccia principale – quella della vittima – che ammonta a circa 40.000 picogrammi.
Il genetista ha anche ipotizzato che strumenti non sterilizzati – bisturi, garze, pinze – utilizzati in autopsie precedenti, possano aver trasferito frammenti di Dna di terze persone sul corpo di Chiara.
Cautela e posizioni contrastanti
Per l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, si tratta comunque di un elemento investigativo che la Procura dovrà approfondire, precisando che ogni passo dovrà essere compiuto con prudenza e senza trarre conclusioni affrettate.
Di tutt’altra opinione è l’avvocato Massimo Lovati, legale di Andrea Sempio, secondo cui parlare della presenza di «un altro uomo sulla scena del delitto» è un errore interpretativo. Secondo i suoi consulenti, i campioni sarebbero stati contaminati prima dell’uso.
Cosa succede adesso
Il passo successivo sarà verificare la natura del Dna ignoto attraverso comparazioni con i profili genetici di tutte le persone coinvolte nella catena di custodia del corpo. L'obiettivo sarà determinare se si tratta di una traccia utile alle indagini, o di una contaminazione accidentale.
Anche se la scoperta di un nuovo profilo genetico potrebbe sembrare un elemento potenzialmente decisivo, al momento non ci sono riscontri che colleghino il Dna maschile a un nuovo sospettato. Le indagini continuano, ma con la consapevolezza che, dopo quasi due decenni e diversi passaggi tecnici, il rischio di errori o contaminazioni resta alto.
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