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La decisione

Caso di corruzione a Vigevano, il sindaco Ceffa rinviato a giudizio. «Proseguo nel mandato convinto della mia buona fede»

La giudice del Tribunale di Pavia Daniela Garlaschelli manda a processo anche l'ex europarlamentare Angelo Ciocca e l'imprenditore Alberto Righini, Alessandro Gabbi, Roberta Giacometti e Matteo Ciceri. Confermato il patteggiamento (un anno e dieci mesi) di Veronica Passarella e condannata a un anno con rito abbreviato Alice Andrighetti.

Bruno Romani

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bruno.romani@ievve.com

21 Luglio 2025 - 16:51

L’udienza di oggi (lunedì) in Tribunale a Pavia ha confermato la decisione che era nell’aria per il caso di corruzione, falso e tentata corruzione scoppiato a Vigevano il 28 novembre scorso dopo il blitz dei carabinieri nella sede di Asm e in municipio. La giudice (Gup) Daniela Garlaschelli ha rinviato tutti a giudizio: al sindaco di Vigevano Andrea Ceffa (che è stato sei mesi agli arresti domiciliari) si aggiungono l'ex consigliera comunale Roberta Giacometti, gli ex dirigenti e manager di Asm Veronica Passarella, Alessandro Gabbi e Matteo Ciceri. Con loro, coinvolti in un primo filone parallelo, l'ex europarlamentare della Lega Angelo Ciocca, l'imprenditore Alberto Righini, accusati di istigazione alla corruzione. La prima udienza del processo si terrà il 4 dicembre prossimo. Per Alice Andrighetti, compagna di Righini, che ha chiesto il rito abbreviato la giudice ha dimezzato la richiesta della Pm Chiara Giuiusa di due anni di reclusione condannandola a 12 mesi. È stato accettato il patteggiamento per Veronica Passarella a un anno e dieci mesi. 

   

Alessandro Gabbi e Veronica Passarella

All’uscita dal Tribunale l’avvocato Marcello Caruso (difensore di Alberto Righini) ha voluto citare un brano di Dante, dal canto XI del Paradiso: «O insensata cura de' mortali, quanto son difettivi sillogismi quei che ti fanno in basso batter l'ali!». Nel passaggio Dante riflette sul fatto che i ragionamenti degli uomini sono fallaci perché si rivolgono alle cose terrene. L’avvocato Luca Angeleri, che difende il sindaco di Vigevano Andrea Ceffa, prende atto della decisione, ma ricorda che siamo all’inizio. «Abbiamo sempre ribadito l’infondatezza del’accusa. Ci poteva stare tranquillamente il non luogo a procedere. Avremo ampio modo di dimostrare in dibattimento le nostre ragioni difensive». Si ritiene «sereno e tranquillo» e ricorda che si tratta di «un processo complicato». Subito dopo ha rilasciato una breve dichiarazione anche il sindaco Andrea Ceffa: «Andrò avanti – ha detto – in dibattimento avremo modo di dimostrare le ragioni della nostra innocenza. Proseguirò con quello che è il mio percorso amministrativo anche perché sono assolutamente convinto della mia buona fede e di aver operato nel giusto».

    

Angelo Ciocca e Alberto Righini

L’inchiesta era partita - secondo le tesi del Pm ora avvalorate dal rinvio a giudizio - dal tentativo dell’europarlamentare Angelo Ciocca e dell’imprenditore Alberto Righini, (coinvolta marginalmente anche la compagna di quest’ultimo Alice Andrighetti) di corrompere la consigliera comunale, Emma Stepan. Con le sue dimissioni, e quelle contestuali di altri consiglieri il sindaco Ceffa sarebbe caduto e con lui l’amministrazione comunale. L’episodio venne denunciato alla Procura dallo stesso sindaco Andrea Ceffa. La magistratura iniziò una serie di indagini e rilevò però i reati di corruzione e falso a carico del sindaco e di alcuni dirigenti di Asm che vennero per questo arrestati nel blitz del 28 novembre 2024. È stata rinviata a giudizio anche l’ex consigliera comunale Roberta Giacometti (lista civica “Vigevano Riparte”). Secondo l’inchiesta della magistratura il primo cittadino Andrea Ceffa, per assicurarsi una maggioranza in consiglio comunale (dopo la congiura fallita) avrebbe fatto assegnare alla Giacometti, con la complicità degli ex dirigenti di Asm, una consulenza da 6mila euro l’anno, giunta a lei attraverso una prestanome.

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