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la pista alternativa
01 Ottobre 2025 - 23:20
L'avvocato Massimo Lovati difende Andrea Sempio (foto di Jose Lattari)
Oltre a non essere mai stata trovata l’arma del delitto, anche il movente dell’omicidio di Chiara Poggi è rimasto sconosciuto. Nella sentenza di Appello bis con cui si arrivò alla condanna (confermata in Cassazione) di Alberto Stasi si legge che Chiara «era diventata, per un motivo rimasto sconosciuto, una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo “per bene” e studente “modello”, da tutti concordemente apprezzato».
Anche durante le prime indagini del 2017 su Andrea Sempio (che quando venne commesso il delitto aveva 19 anni) non fu individuato un movente alternativo. I pm che indagarono – il sostituto procuratore Giulia Pezzino e il procuratore aggiunto Mario Venditti – lo scrissero nella richiesta di archiviazione: «Anche volendo immaginare un invaghimento da parte del ragazzo nei confronti della vittima, circostanza peraltro completamente smentita dal fratello di Chiara (a cui è verosimile che in questa ipotesi Sempio si sarebbe rivolto per ottenere informazioni sulla sorella e magari usarlo come intermediario per rappresentare alla stessa il proprio interesse), non si comprende per quale assurdo motivo il medesimo avrebbe dovuto, senza compiere alcun tentativo di avvicinamento alla ragazza, ucciderla con modalità così brutali ed efferate. È stato infatti escluso nel modo più completo che Chiara abbia subito tentativi di violenza sessuale, ma anche che vi sia stata una colluttazione, finalizzata anche solo alla difesa (...)».
Proprio sul movente dell’omicidio torna a parlare l’avvocato di Sempio, Massimo Lovati. Già mesi fa aveva sostenuto che Chiara Poggi fosse stata uccisa da un sicario, da un killer di professione, affermando di essere convinto non solo dell’innocenza del suo assistito, ma anche di quella di Alberto Stasi. Oggi rilancia quella tesi, delineando uno scenario alternativo, ma – come molte delle ipotesi formulate in questi mesi –, al momento priva di riscontri oggettivi.
«Quello di Chiara Poggi – afferma l’avvocato Lovati – è un omicidio senza movente. È una convinzione, la mia che parte da lontano. Dal ritrovamento del cadavere. La scoperta del corpo è una messa in scena. Quella che racconta Stasi è una bugia, lui in quella casa non è mai entrato. La domanda è: quello che dice è farina del suo sacco, o è qualcosa che gli fanno dire? È un ragazzo che si stava per laureare, intelligente. Se avesse voluto, avrebbe raccontato qualcosa di più credibile». Secondo Lovati, Stasi avrebbe fornito quel racconto sotto minaccia di morte, per non fare la fine della fidanzata. Ma allora chi l’ha uccisa? E perché?
Secondo il legale di Sempio, il movente del delitto va cercato nel contenuto della chiavetta Usb di Chiara: «C’erano materiali e articoli – riferisce Lovati – su abusi di minori da parte di enti ecclesiastici statunitensi. Su pedofilia, su commercio di organi umani. E aggiungo: su quei ragazzi sbarcati a Lampedusa, arrivati a Garlasco e poi spariti. Non si fa una ricerca del genere per caso, a un mese dalla morte», conclude Lovati.
C’entra il santuario della Bozzola allora? Negli ultimi mesi l’argomento è stato molto battuto, anche se non sono al momento emersi collegamenti con il delitto. Lovati risponde così: «Il santuario è uno “specchietto”. Il nodo è la chiavetta Usb. Io ho parlato di massoneria bianca, perché è difficile da nominare. Stiamo parlando, comunque, di un terreno impraticabile. Il caso di Emanuela Orlandi insegna».
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