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le indagini

Inchiesta sul caporalato in opifici subfornitori di Tod’s: a Vigevano uno dei laboratori in cui si lavorava in condizioni “ottocentesche”

Operai pagati meno di 3 euro l’ora. Chiesta l'amministrazione giudiziaria: l’azienda non è indagata, ma per il pm Storari avrebbe omesso controlli su laboratori terzisti. Il brand: «Siamo estranei alle accuse»

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

08 Ottobre 2025 - 20:36

Inchiesta sul caporalato in opifici cinesi subfornitori di Tod’s: a Vigevano un laboratorio che produceva tomaie

(foto da Wikipedia)

Con l’inchiesta che coinvolge Tod’s, noto brand della calzatura, salgono a sei le grandi firme del lusso finite sotto la lente della Procura di Milano per presunti casi di sfruttamento nella catena produttiva. Al centro dell’indagine ci sono quattro laboratori, uno dei quali si trova a Vigevano – gli altri sono a Baranzate (Milano), e due nelle Marche – che avrebbero realizzato tomaie di scarpe e divise con l’etichetta “made in Romania” per i negozi del marchio. Secondo gli accertamenti dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, in quegli opifici, gestiti da imprenditori cinesi ora indagati, le condizioni sarebbero “ottocentesche”: turni notturni e festivi, anche a Natale, operai pagati 2,75 euro l’ora, macchinari privi di dispositivi di sicurezza. Alcuni lavoratori avrebbero raccontato di pagare «150 euro al mese» per dormire nelle camere messe a disposizione dai titolari, in locali che fungevano anche da mensa per garantire una produzione continua “h24”.

Il pubblico ministero Paolo Storari ha chiesto l’amministrazione giudiziaria del gruppo, non perché sia indagato, ma perché – secondo l’accusa – avrebbe «colposamente agevolato fenomeni di sfruttamento del lavoro», non controllando a sufficienza i subappalti della propria filiera. La misura, proposta da tempo, è tornata d’attualità dopo che la Cassazione ha fissato per il 19 novembre l’udienza che dovrà stabilire la competenza territoriale del caso: se resti a Milano o passi ad Ancona, dove Tod’s ha sede. Il pm Storari parla di un sistema in cui «due mondi, solo apparentemente distanti, quello del lusso e quello dei laboratori cinesi, entrano in connessione per un unico obiettivo: abbattimento dei costi e massimizzazione dei profitti attraverso elusione di norme penali giuslavoristiche».

Il caso Tod’s segue altri cinque procedimenti analoghi che hanno coinvolto Alviero Martini Spa, Armani Operations, Dior, Valentino e Loro Piana, alcune delle quali hanno già regolarizzato la loro posizione.

In una nota, il gruppo Tod’s ha precisato di essere «estraneo alle accuse» e di aver sempre rispettato «tutta la normativa vigente, compresa quella che regola il mondo del lavoro”. L’azienda sottolinea che «i propri ispettori eseguono controlli costanti nei confronti dei laboratori che seleziona e utilizza», aggiungendo che «la qualità dei prodotti e la qualità della vita lavorativa dei nostri dipendenti sono elementi imprescindibili».

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