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L’inchiesta
11 Ottobre 2025 - 23:14
Il generale Garofano
Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, in un passaggio del suo verbale del 26 settembre raccolto nell'ambito dell’inchiesta bresciana che vede l'ex procuratore di Pavia Mario Venditti accusato di aver preso soldi per scagionare l’amico del fratello della vittima, con una richiesta di archiviazione del marzo 2017 dice: «Quando siamo andati dagli avvocati, credo che mi avessero parlato del fatto che il genetista Linarello avesse tirato in ballo la storia del Dna di mio figlio. Dunque l'avvocato Lovati mi consigliava di rivolgermi a Garofano, per la storia del Dna». Per Andrea Sempio è la seconda indagine per l'omicidio di Chiara Poggi avvvenuto il 13 agosto del 2007 a Garlasco. Molte domande degli investigatori della Guardia di Finanza di Brescia e Pavia e dei carabinieri di Milano si sono concentrate, sia nella deposizione del padre che della madre del 37enne, sul fatto che gli avvocati e la famiglia avessero a disposizione già delle informazioni sull'indagine, come quelle sulla consulenza di Linarello per la difesa di Alberto Stasi trasmessa ai pm pavesi, anche prima dell'8 febbraio 2017, quando Sempio ricevette l'invito a comparire per l'interrogatorio di due giorni dopo.
Un tema di indagine nel filone bresciano sul caso Garlasco, dunque, tanto che in un atto la pm Claudia Moregola indica anche la necessità per l'inchiesta di «assumere» la testimonianza di Luciano Garofano, l'ex comandante del Ris e ormai ex consulente della famiglia Sempio dopo la rinuncia all'incarico nei giorni scorsi. Deposizione utile per chiarire come avesse ottenuto la «disponibilità delle relazioni» dei consulenti della difesa Stasi, Matteo Fabbri e Pasquale Linarello, di cui «dà atto nella relazione datata 27 gennaio 2017», ossia quella che Garofano inoltrò alla famiglia con le sue valutazioni. E che poi non fu depositata nel procedimento, anche perché un paio di mesi dopo la prima inchiesta su Sempio fu archiviata.
Tanti tasselli, tra cui un’altra testimonianza, depositata agli atti dell'udienza al Riesame di Brescia dopo il ricorso di Venditti contro le perquisizioni, è quella della madre di Sempio, la quale spiega che il 23 dicembre 2016 già «al telegiornale avevano detto che sotto le unghie di Chiara Poggi era stato trovato il Dna di mio figlio». Dopo aver incontrato i legali, il 30 dicembre i due genitori videro Garofano. Gli investigatori domandano: «Che consulenza poteva essere affidata al generale Garofano se non avevate ancora le carte?». Gli atti non erano depositati. Daniela Ferrari in più punti del verbale ha ripetuto che i soldi prelevati in contanti, dopo i prestiti delle zie di Andrea (hanno messo a verbale di averlo fatto per aiutare la famiglia, senza nemmeno saperne la ragione all'inizio), «servivano per avere le carte», così «ci dicevano gli avvocati». Dagli avvocati, ha aggiunto, «ci andavano sempre mio marito e mio figlio e quando tornavano dicevano che servivano soldi per avere le carte». Hanno pagato, come ha detto il marito, «55mila o 60mila euro».
Il quadro dell'inchiesta bresciana sul "sistema Pavia", che si intreccia col caso Garlasco per la presenza di Venditti ma anche di alcuni ex carabinieri della sua "squadra", viene a galla dai decreti notificati all'ex procuratore e al pm, ora a Milano, Pietro Paolo Mazza. Contestazioni identiche, in concorso per corruzione e peculato, contenute in due pagine e con gli investigatori, come si legge, che stanno cercando pure tutti i documenti su acquisti e pagamenti di auto «per sé o per i familiari» e sulla «manutenzione delle stesse», compresi «tagliandi e cambio gomme».
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