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l'inchiesta
28 Ottobre 2025 - 12:37
L'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti
La difesa di Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, è pronta a impugnare anche il nuovo decreto di sequestro emesso dalla procura di Brescia. L’atto, notificato ieri mattina, riguarda telefoni, tablet e altri dispositivi informatici dell’ex magistrato, indagato per corruzione in atti giudiziari nell’ambito del caso Garlasco. Secondo l’accusa, nel 2017 Venditti avrebbe favorito Andrea Sempio – attualmente indagato per omicidio in concorso nel delitto di Chiara Poggi – in cambio di denaro, al fine di ottenere la richiesta di archiviazione. Il legale dell’ex pm, l’avvocato Domenico Aiello, sta predisponendo un nuovo ricorso che sarà depositato nei prossimi giorni al Tribunale del Riesame di Brescia.
Un iter giudiziario complesso
Il 17 ottobre scorso, lo stesso Tribunale aveva annullato un primo decreto di sequestro e perquisizione, eseguito il 26 settembre, ritenendo illegittima la parte relativa ai dispositivi informatici. Nonostante ciò, i telefoni e i computer e chiavette erano rimasti a disposizione dei magistrati bresciani, poiché il 9 ottobre un secondo provvedimento – nell’ambito dell’inchiesta parallela “Clean2” – ne aveva disposto il blocco per presunti reati di peculato e corruzione.
In questo secondo filone risultano indagati anche il pm (oggi in servizio a Milano) Pietro Paolo Mazza e altri soggetti, mentre sono coinvolti, pur non essendo indagati, due ex carabinieri di Pavia: Giuseppe Spoto e Silvio Sapone. Anche loro potranno ricorrere al Riesame contro il sequestro.
Le motivazioni dei pm
Nel nuovo decreto, la Procura di Brescia precisa che, dalle ordinanze del Riesame, «si evince che il parziale annullamento del decreto», riferito al primo sequestro, «è stato disposto per motivi formali e non di merito». I magistrati spiegano inoltre che non potranno limitarsi a ricerche mirate con parole chiave nei dispositivi, poiché questo metodo non «consentirebbe una acquisizione completa e proficua di tutti gli elementi di prova necessari», comprese fotografie o conversazioni in cui i protagonisti si nascondano dietro «nomignoli» o pseudonimi.
Gli inquirenti intendono così estendere l’analisi dei materiali a un arco temporale di undici anni, «a partire dal luglio del 2014», quando Venditti divenne procuratore aggiunto a Pavia.
I punti dell’indagine
La Procura bresciana ha individuato quattro ambiti su cui acquisire materiale probatorio entro due mesi:
1. le modalità ritenute «anomale» della prima indagine su Sempio;
2. i «rapporti» tra i pm pavesi e la polizia giudiziaria dell’epoca «con la famiglia Sempio o i loro avvocati e consulenti»;
3. il presunto «versamento di denaro agli inquirenti anche attraverso terzi soggetti»;
4. i «canali di monetizzazione del denaro da parte della famiglia Sempio».
Le contestazioni della difesa
Proprio su questa ampiezza di indagine, definita «troppo generica» e priva di un metodo di ricerca selettivo, si concentrerà il nuovo ricorso della difesa di Venditti. La difesa dell’ex magistrato contesta infatti l’assenza di «indizi anche minimi» che giustifichino perquisizioni e sequestri così estesi.
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