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delitto di chiara poggi
29 Ottobre 2025 - 20:57
I colpi di scena nel caso Garlasco si susseguono. Venerdì Andrea Sempio – unico indagato per omicidio in concorso nella nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi – si è recato presso l’Istituto di medicina legale di Milano, acconsentendo alla richiesta di sottoporsi a misurazioni antropometriche. Le rilevazioni di caviglie, piedi, arti superiori, statura e peso verranno utilizzate nella rivalutazione delle lesioni sul corpo di Chiara Poggi affidata alla anatomopatologa Cristina Cattaneo, e comparate con l’analisi delle macchie di sangue effettuata dai Ris; alcuni giornali hanno riportato delle indiscrezioni sull’esito degli accertamenti (che non rientrano nell’incidente probatorio in corso) richiesti dalla Procura di Pavia, ipotizzando un orario e una dinamica dell’omicidio diversi rispetto a quelli riportati nelle sentenze di condanna di Alberto Stasi.
Sull’incidente probatorio – l’udienza sarà il 18 dicembre – si sta concentrando la difesa di Sempio. Al centro c’è la possibile attribuzione del Dna trovato sopra le unghie della vittima: una traccia che, per le perizie disposte dai pm pavesi e dalla difesa di Stasi, sarebbe in parte riconducibile proprio a Sempio. Il 37enne oggi (mercoledì) era a Roma con i suoi avvocati, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, e i consulenti, il criminologo Armando Palmegiani e la genetista Marina Baldi, per definire le strategie in vista delle prossime fasi e sottoporsi a esami di parte presso un avanzato centro diagnostico di genetica molecolare. «Stiamo facendo null’altro che la replica, o l’interfaccia, rispetto a ciò che da un lato fanno gli inquirenti», ha spiegato l’avvocato Cataliotti.
Sul fronte giudiziario, i pm di Brescia stanno indagando su come gli ex difensori di Sempio siano riusciti ad avere accesso ad alcuni documenti che, all’epoca della prima indagine, risultavano ancora secretati. Tra questi, la consulenza del perito della difesa di Stasi, Pasquale Linarello, che attribuiva a Sempio il Dna sulle unghie. Le verifiche riguardano inoltre la possibilità che Sempio fosse stato informato in anticipo delle domande dell’interrogatorio del febbraio 2017. L’ipotesi dei magistrati è che alcune informazioni riservate possano essere uscite dalla polizia giudiziaria.
Sull’origine dei documenti è stato ascoltato anche Luciano Garofano, ex consulente di Sempio, che ha raccontato di aver ricevuto il materiale «dalla difesa del giovane nel gennaio del 2017», ma di non conoscere come è stato procurato. L’ex avvocato di Sempio, Massimo Lovati, ieri ha spiegato in tv su Rai1: «Consulenza Linarello? Gliel’ho portata io a Garofano, che problema c’è? Cosa c’entra con la corruzione, sono lucciole per lanterne».
La trasmissione Dentro la notizia di Canale5 ha parlato della possibilità che, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagato l’ex pm Venditti, siano ascoltati a breve come persone informate sui fatti Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi, i tre avvocati che assistevano Sempio nel 2017. Secondo la trasmissione verrà sentita anche la pm Giulia Pezzino (titolare, con Venditti, del fascicolo su Sempio) e si è parlato dell’audizione come testimone della dottoressa Laura Barbaini, sostituto procuratore generale a Milano che sostenne l’accusa nel processo d’appello bis che portò alla condanna di Stasi.
«Preciso – ha dichiarato l’avvocato Cataliotti – che Andrea Sempio non ci consta che sia coinvolto in quell’indagine. Non ho titolo per parlarne. Quello che so lo apprendo dalla stampa. È giusto che si indaghi se un pizzino, o chissà cos’altro, ha ingenerato sospetti. Non credo che ciò sposti di una virgola la lettura rispetto alle risultanze probatorie e scientifiche che stiamo facendo nel processo che ci interessa, cioè quello in cui Andrea Sempio è indagato».
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