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Il caso
29 Ottobre 2025 - 22:38
Il condominio di via Marzotto a Mortara e Salvatore Riccobene
È un episodio ancora tutto da chiarire. È morto Salvatore Riccobene, 90 anni, che risiedeva a Mortara in via Marzotto 7. Nello stesso stabile un uomo cinquantenne, Giorgio Labarbuta, segnalato per avere avuto in passato altre intemperanze, il 29 settembre - secondo quanto è stato riferito da alcuni testi - insidiava e molestava una donna di 57 anni anch'essa presente nel palazzo. L'anziano ha tentato di difenderla, ma in tutta risposta sarebbe stato colpito dall'uomo violento ed è finito all'ospedale. Un ricovero da cui non si è ripreso ed è deceduto il 20 ottobre. Ieri è stata eseguita l'autopsia e i carabinieri stanno sentendo i testimoni. L'accusa potrebbe anche essere quella di omicidio preterintenzionale.
Cosa sia successo con precisione nel condominio di via Marzotto 7 lo scorso 29 settembre è ancora da accertare. Si sa che Labarbuta, che vive lì e non è nuovo a intemperanze anche gravi, avrebbe cercato di molestare una donna. In quel momento Salvatore Riccobene, 90 anni, avrebbe cercato di difenderla. Per tutta risposta l’uomo violento lo avrebbe colpito. Forse il colpo è stato inferto con un pugno, forse con il bastone dello stesso anziano, il quale risiede, anche lui, in via Marzotto e cadendo ha battuto la testa. Poi è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato soccorso dall’ambulanza del 118. Da quel trauma non si è più ripreso ed è deceduto lo scorso 20 ottobre. È un episodio che va chiarito dai carabinieri che se ne stanno occupando e stanno sentendo i vari soggetti coinvolti.
L’autopsia sul novantenne è stata eseguita martedì all’Istituto di Medicina legale dell’Università di Pavia. I risultati della perizia necroscopica potrebbero essere determinanti per stabilire se il colpo inferto è diventato letale. Ma è indispensabile, per gli inquirenti, capire la dinamica del fatto. L’uomo anziano, che era in compagnia della moglie, la quale sembra abbia assistito all’intera vicenda, avrebbe cercato di evitare un’aggressione forse brutale. Il soggetto violento non era, tra l’altro nuovo a comportamenti simili. Se il colpo inferto al Riccobene è stato sferrato per allontanarlo e impedirgli di difendere la donna in pericolo è fuori di dubbio che le conseguenze successive siano da riferirsi a un fatto condannabile, anche se non pensato per uccidere. È un caso che si può configurare come omicidio preterintenzionale, ovvero non volontario, ma che risulta essere la drammatica conseguenza del comportamento violento messo in atto.
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