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omicidio di chiara poggi
31 Ottobre 2025 - 10:14
I rilievi dei carabinieri dello scorso giugno nella casa dei Poggi a Garlasco. Nel riquadro, l'avvocato Domenico Aiello, difensore dell'ex procuratore aggiunto Venditti
Si alza ulteriormente la tensione giudiziaria attorno al cosiddetto “filone bresciano” del caso Garlasco. L’avvocato Domenico Aiello, difensore dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti – che è stato indagato per corruzione in atti giudiziari – ha diffuso una nota contro l’impostazione accusatoria dei pubblici ministeri. Al centro delle contestazioni, l’imputazione nei confronti di Andrea Sempio, attualmente unico indagato indagato per omicidio in concorso nella nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. Le nuove indagini ieri hanno segnato l’ennesimo colpo di scena, con la notizia che anche il padre di Sempio risulta indagato dalla procura di Brescia con l’accusa di corruzione; sarebbe stato lui, secondo l’accusa, a versare 20-30mila euro all’ex procuratore Venditti per far archiviare la posizione del figlio nell’inchiesta del 2017.
L’avvocato Aiello parla apertamente di un «falso ideologico» e richiama la sentenza definitiva con cui venne condannato Stasi per il delitto di Garlasco. «Ribadisco e lo ribadirò da qui in poi ad ogni occasione: la Cassazione che condanna Stasi parla di un solo autore dell'omicidio, se si vuole cercare un concorrente nel reato, si deve prima revocare il giudicato, almeno nella parte in cui parla di un solo concorrente», scrive il legale. E aggiunge: «Chi la pensa diversamente o commette un falso ideologico grave, o ambisce legittimamente ad andare nei talk show. In tal caso si accomodino».
Ma il legale dell’ex procuratore non si limita alla questione interpretativa. È tornato a denunciare quello che definisce un «aggiramento» delle garanzie processuali da parte della procura di Brescia. L’avvocato accusa i magistrati di avere «apertamente ignorato e neutralizzato» la funzione del Tribunale del Riesame, con un «accertamento tecnico urgente e irripetibile» disposto sui dispositivi informatici già sequestrati all’ex procuratore Venditti.
«Dopo il funerale della obbligatorietà del rispetto di una sentenza passata in giudicato, abbiamo lo smantellamento della funzione del Tribunale del Riesame, apertamente ignorato e neutralizzato con una precisa strategia», sostiene Aiello, riferendosi al nuovo provvedimento notificato «su beni che per natura sono destinati a conservare nel tempo file e informazioni» e che, sottolinea, erano già «sotto chiave da un mese».
Secondo la difesa del magistrato in pensione, il primo Tribunale del Riesame aveva annullato i sequestri degli stessi apparati, disponendo «l’inutilizzabilità e la distruzione di ogni file estratto nel frattempo». «Ma non si è dato ascolto, si ignora il Tribunale», accusa ancora Aiello, chiedendosi «come mai non si segue la via ordinaria del Riesame (...) in una vicenda già densa di dubbi e incertezze». L’avvocato conclude parlando di «una strategia investigativa che tenta di bypassare la decisione di un giudice terzo».
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