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l’intervento
07 Novembre 2025 - 10:34
«Ricostruire la responsabilità di una persona dopo vent'anni o trent'anni da un evento delittuoso è una cosa estremamente difficile. Le prove per esempio chimiche, biologiche o come quella del Dna non sono di facilissima ricostruzione. E infatti mi pare che in questo momento la questione sia abbastanza ferma». A parlare, intervenendo alla trasmissione Cinque minuti sul caso Garlasco, è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Nordio ha parlato di una situazione «paradossale», in cui ogni ipotesi comporta un rischio di ingiustizia: «O è vera la prima indagine, e allora in questo secondo momento c'è una persona che sta subendo una indagine costosissima in termini umani, finanziari e di immagine che gli rovinerà la vita. Oppure è vera la seconda ipotesi e allora quel poveretto che è stato incarcerato per dieci anni, se fosse in ipotesi innocente, ha subito un'ingiustizia colossale».
Il ministro ha ribadito la necessità di intervenire ogni volta che emergono nuovi elementi che possano scagionare un condannato. «Dal mio punto di vista è sempre necessario rivedere un processo dove c'è una persona condannata se emergono nuove prove che dimostrano la sua innocenza», ha affermato.
Il ministro ha poi concluso con un monito: «Se fossero sbagliate entrambe le ipotesi ci troveremmo davanti a un doppio errore giudiziario di cui alla fine nessuno risponderà».
Le parole di Nordio si inseriscono nel solco di quanto già dichiarato alcuni giorni fa, quando aveva invitato a «non accanirsi sulla ricerca della verità a ogni costo», ma a farlo «solo quando emergono dubbi fondati sulla colpevolezza del primo imputato».
Attraverso una nota, gli avvocati di Andrea Sempio – il 37enne nuovamente indagato, dopo due archiviazioni (ora al centro di un’altra indagine della Procura di Brescia), per omicidio in concorso nella nuova inchiesta della Procura di Pavia – hanno detto di condividere le dichiarazioni del ministro Nordio. «Pur senza entrare nel merito delle prove processuali, (il Ministro, ndr) ha bene scisso i due piani – dichiarano gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia – il giudicato formatosi a carico di Alberto Stasi e la nuova indagine. Solo una previa rivalutazione del primo, fondata su prove di innocenza, potrebbe anche razionalmente e non solo giuridicamente, giustificare una nuova indagine, vieppiù in relazione ad un reato che quel giudicato ha ritenuto mono soggettivo, cioè commesso da una sola persona».
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