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«Mi fa ridere»: Lovati sull’inchiesta di Brescia relativa alla presunta corruzione nel 2017

L'ex avvocato di Sempio è stato convocato in Procura e ha rilasciato alcune dichiarazioni prima di entrare in Tribunale

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

13 Novembre 2025 - 17:22

Lovati sull’inchiesta di Brescia: «Mi fa ridere». E nega ogni coinvolgimento nella presunta corruzione

Non c'è stata alcuna corruzione. È quanto ha ribadito anche oggi pomeriggio l’avvocato Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, quest’ultimo indagato per omicidio in concorso nella nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. Giovedì, Lovati è stato convocato in procura a Brescia come persona informata sui fatti e ascoltato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione avvenuta nel 2017 e che attualmente vede indagati l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e il padre di Andrea Sempio, Giuseppe.

Prima di entrare in Tribunale, Lovati ha rilasciato alcune dichiarazioni: «Confermerò quanto già detto. E cioè che ho preso 15mila euro dal collega Soldani», ha detto davanti ai cronisti. Federico Soldani nel 2017 era nel pool difensivo di Sempio insieme a Lovati. Lovati ha inoltre precisato di non aver mai chiesto denaro personalmente: «Io non ho mai chiesto soldi, andavo a prendere i soldi che chiedeva Soldani. Dove sono finiti i soldi dei Sempio? Ma che ne so? Non lo so. Io so quello che hanno dato a me». Lovati, che non risulta indagato, ha poi definito l’intera vicenda «una cosa che mi fa ridere», prendendo le distanze dall'ipotesi accusatoria dei pm. 

L'interrogatorio davanti ai pm di Brescia è durato circa tre ore. Tra gli argomenti toccati anche la "consulenza Linarello" (il parere del genetista di parte, incaricato dalla famiglia Stasiin cui si parlava della presenza di tracce di Dna di Andrea Sempio sopra le unghie di Chiara Poggi). «L'avevano tutti. Era praticamente un atto pubblico» ha ribadito l'avvocato Lovati parlando del documento.

Al termine dell'interrogatorio, l'ex legale di Sempio ha parlato di una «chiacchierata simpatica davanti a bravi magistrati». Sui soldi ora al centro della presunta corruzione, Lovati ha sempre sostenuto che, semplicemente, servivano  per pagare il lavoro dei legali. E oggi, fuori dal Tribunale, ha aggiunto: «Pare che Soldani e Grassi abbiano ammesso di aver preso soldi da Sempio. E detto che ero io a tenere i conti». Aggiungendo subito dopo: «Io non ho mai fatto i conti».

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