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la vicenda giudiziaria

Caso Garlasco, il Riesame annulla di nuovo il sequestro dei dispositivi dell'ex procuratore Venditti

La decisione riguarda anche i dispositivi degli ex carabinieri Giuseppe Spoto e Silvio Sapone. Le motivazioni dei giudici

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

17 Novembre 2025 - 13:50

Caso Garlasco, il Riesame annulla per la terza volta il sequestro dei dispositivi di Venditti

L’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti

Il Tribunale del Riesame di Brescia ha nuovamente bloccato il sequestro dei telefoni, dei computer e degli altri dispositivi informatici dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, indagato nel filone sul caso Garlasco per corruzione in atti giudiziari. È il terzo annullamento disposto dai giudici in poche settimane, dopo i provvedimenti già annullati il 17 ottobre e in un’altra tranche legata al cosiddetto “sistema Pavia”.

L’ultimo decreto di sequestro, firmato dalla Procura bresciana il 24 ottobre, è stato annullato in seguito al ricorso dell'avvocato Domenico Aiello, che difende l'ex magistrato ora in pensione. Nel dispositivo, il Riesame specifica di avere annullato «il decreto di sequestro probatorio» e di aver ordinato la «restituzione» di «tutti i beni sequestrati, unitamente ai dati eventualmente già estrapolati». La decisione riguarda anche i dispositivi degli ex carabinieri Giuseppe Spoto e Silvio Sapone (non indagati– entrambi lavoravano per la Procura di Pavia negli anni in cui era procuratore aggiunto Venditti –, i cui legali avevano presentato ricorso.

Venerdì scorso si era tenuta la terza udienza davanti al Riesame in poche settimane. Proprio dopo quella seduta si era registrato un botta e risposta pubblico tra difesa e Procura: l'avvocato Aiello aveva sottolineato che l’ufficio bresciano non si era presentato in aula, mentre i magistrati, con una nota diffusa successivamente, avevano parlato di «attacchi sopra le righe».

L’indagine dell Procura di Brescia, oltre a Venditti, coinvolge anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio (il 37enne è attualmente indagato per omicidio in concorso nell'inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi).

Nonostante l’annullamento, i dispositivi dell’ex procuratore restano ancora nella disponibilità dei magistrati e degli investigatori della Guardia di finanza. La Procura aveva infatti avviato un accertamento irripetibile per l’estrazione delle copie forensi, ma la difesa di Venditti ha chiesto al gip di procedere eventualmente tramite incidente probatorio, con la nomina di un perito indipendente. 

L'avvocato di Venditti ha fatto sapere che depositerà un'istanza per chiedere la restituzione dei dispositivi sequestrati il 26 settembre, mentre la Procura di Brescia farà ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Riesame.

Il legale di Venditti, nell’impugnazione, aveva sostenuto l’assenza di presupposti sufficienti per disporre perquisizioni e sequestri. Ha inoltre rilevato che, anche nel secondo decreto, non erano state indicate parole chiave per eseguire l’analisi dei dispositivi, lasciando spazio a una ricerca estesa e, potenzialmente, illimitata. Il perimetro temporale previsto dal provvedimento, ovvero undici anni (dal 2014 a oggi), è stato inoltre contestato dal legale, secondo cui la normativa e la giurisprudenza richiedono «delimitazione del periodo temporale di estrazione e individuazione delle parole chiave», parametri che ha definito «prescritti dalla norma e dalla Cassazione».

ANNULLAMENTO SEQUESTRO: LE MOTIVAZIONI DEL TRIBUNALE DEL RIESAME

Nelle motivazioni dell'annullamento da parte del Riesame del decreto di sequestro e perquisizione si legge: «Perché la motivazione del sequestro probatorio avente per oggetto dispositivi informatici sia configurata in modo da rispettare il canone di proporzionalità occorre sia il ricorso ad apposite parole chiave (criteri di selezione) sia la delimitazione dell'ambito temporale dei dati da apprendere sia la delimitazione di un arco di ragionevolezza temporale della durata del vincolo reale. Nel caso di specie, il primo manca, nonostante la pubblica accusa abbia chiaramente delineato gli elementi di cui è alla ricerca, alcuni dei quali, peraltro, talmente specifici da prestarsi a essere "intercettati" proprio mediante l'utilizzo di parole chiave (si pensi alla consulenza del C T Linarello). Pur essendo tale lacuna sufficiente a giustificare l'esito di questo riesame, non può fare a meno d'osservarsi come desti perplessità anche la perimetrazione temporale dei dati di interesse (dal 2014 al 2025)».

Notizia in aggiornamento

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