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la vicenda giudiziaria
19 Novembre 2025 - 18:51
L’ex procuratore aggiunto Venditti e il suo legale Aiello
Arriverà in Cassazione la vicenda giudiziaria legata ai sequestri di telefoni, computer e vari dispositivi informatici eseguiti nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che risulta indagato per corruzione in atti giudiziari nel caso Garlasco e per corruzione e peculato nel cosiddetto “sistema Pavia”. Sono i due filoni d’inchiesta, incrociati tra loro, che sta seguendo la procura di Brescia.
Lunedì è arrivata la decisione del tribunale del Riesame che, per la terza volta, si è pronunciato a favore dell’ex magistrato, oggi in pensione, annullando i decreti di perquisizione e sequestro eseguiti nell’inchiesta in cui si ipotizza che l’ex procuratore Venditti possa aver facilitato l’archiviazione della posizione di Andrea Sempio nel 2017, quando era stato per la prima volta indagato per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi.
La decisione del Riesame riguarda anche i dispositivi degli ex carabinieri Giuseppe Spoto e Silvio Sapone (non indagati), che lavoravano per la procura di Pavia negli anni in cui c’era Venditti. I pm di Brescia depositeranno i ricorsi davanti alla Suprema Corte contro gli annullamenti dei decreti di sequestro disposti con le ordinanze del Riesame. Intanto, dovrebbero essere riconsegnati pc, smartphone, chiavette usb e vari dispositivi informatici prelevati a Venditti lo scorso 26 settembre.
LE MOTIVAZIONI
Per l’inchiesta relativa alla presunta corruzione nel caso Garlasco, che vede come indagato anche Giuseppe Sempio (padre del 37enne ora nuovamente accusato di omicidio in concorso dalla Procura di Pavia), secondo i giudici del Riesame non sono state indicate le «parole chiave» da utilizzare nelle ricerche sui dispositivi informatici, e non c’è stata una «delimitazione dell’ambito temporale dei dati» da estrapolare, indicando invece un periodo troppo esteso, dal 2014 al 2025.
I decreti di sequestro eseguiti a ottobre nell’ambito dell’inchiesta sul “sistema Pavia”, che coinvolgono anche il pm Pietro Paolo Mazza, sono stati annullati dai giudici del Riesame sia per la mancanza di indicazioni delle parole chiave sia, più in generale, per la mancanza di “fumus commissi delicti”, ovvero per l’assenza di indizi che giustifichino i sequestri dei dispositivi informatici e di altro materiale.
Secondo l’ipotesi accusatoria dei pm bresciani, Venditti e Mazza avrebbero ricevuto dal titolare della Esitel (società di intercettazioni) e della Cr Service (società di noleggio veicoli), Cristiano D’Arena, una serie di «utilità» – tra cui la vendita di auto a un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato, manutenzione gratuita dei mezzi e pranzi in un noto ristorante di Pavia – in cambio dell’affidamento in via esclusiva dei servizi di noleggio degli apparati di intercettazione e di auto per la procura pavese.
Per il Riesame, però, le vicende riferite si «sono svolte diversamente». I pagamenti delle auto vendute ai magistrati sono risultati tutti tracciati e senza prezzi di favore. Secondo il Riesame, anche nelle altre situazioni contestate – tra cui l’affidamento delle intercettazioni – non sono state individuate anomalie, ma si tratta di fatti che «potrebbero, eventualmente, assumere un qualche rilievo in termini di opportunità», scrivono i giudici. Dopo il pronunciamento del Riesame, l’avvocato del pm Mazza, Massimo Dinoia, ha commentato: «Siamo molto soddisfatti. Il tribunale del Riesame ha spazzato via ogni malevola illazione nei confronti del dottor Mazza, e ha ristabilito la verità con ragionevolezza ed equilibrio».
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