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Caso Garlasco, il procuratore generale di Brescia: «Nessun accanimento. Siamo davanti a una giustizia che non ha paura di mettersi in discussione»

La procura ha presentato ricorso in Cassazione dopo i tre annullamenti del Riesame dei sequestri eseguiti nei confronti di Venditti

Ilaria Dainesi

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23 Novembre 2025 - 09:54

Caso Garlasco, il procuratore generale di Brescia: «Nessun accanimento. Siamo davanti a una giustizia che non ha paura di mettersi in discussione»

Nelle nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi della procura di Pavia, Andrea Sempio è attualmente indagato per omicidio in concorso

Il procuratore generale di Brescia, Guido Rispoli, interviene sul caso legato all’inchiesta su Garlasco e sulle contestate acquisizioni dei computer e dei dispositivi elettronici dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, indagato in due distinti filoni d'inchiesta. In un’intervista al Giornale di Brescia, Rispoli respinge ogni ipotesi di eccesso investigativo. «Non c’è accanimento. La Procura e la polizia giudiziaria mirano al miglior possibile risultato investigativo e cercano di esplorare nella maniera più ampia possibile i telefoni che sono stati sequestrati», ha dichiarato, facendo riferimento ai sequestri poi annullati dal tribunale del Riesame. La Procura di Brescia ha fatto ricorso e ora spetterà alla Cassazione decidere.

Rispoli ha poi affrontato il tema delle modalità di ricerca nei dispositivi digitali, sostenendo l’esigenza di approfondimenti più strutturati rispetto alle analisi basate esclusivamente parole chiave. «Condivido in pieno la posizione della Procura: la ricerca per “parole chiave” è per certo insufficiente – ribadisce – considerato che qualsiasi indagato di media intelligenza non utilizza per le conversazioni relative al reato che sta commettendo un linguaggio che permetta di ricondurre a tale reato, ma utilizza sempre un linguaggio “criptato”».

Sul piano istituzionale, Rispoli ha rivendicato l’autonomia dell’azione giudiziaria: «Siamo davanti ad una giustizia che non ha paura di mettersi in discussione, riaprendo casi coperti da sentenze passato in giudicato e indagando su propri appartenenti senza guardare in faccia nessuno. Se penso ai periodi torbidi del passato, e a Brescia ne sappiamo qualcosa, io dico che c’è da essere fiduciosi».

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