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omicidio garlasco
27 Novembre 2025 - 10:37
Chiara Poggi è stata uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto del 2007
I risultati preliminari (la perizia completa verrà inviata entro il 5 dicembre) contenuti nella relazione inviata ieri dalla genetista incaricata dal gip di Pavia, nell’ambito dell’incidente probatorio disposto nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, non preoccupano gli avvocati di Andrea Sempio, al momento unico indagato nel procedimento e accusato di omicidio in concorso. Nell’analisi biostatistica effettuata dalla genetista Denise Albani, le tracce trovate sopra le unghie di Chiara Poggi risultano essere compatibili con il Dna dell’indagato.
Secondo i difensori di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, quanto pubblicato finora si riferisce esclusivamente «a meri dati biostatistici» e «non una perizia completa». I legali sostengono che anche nell’eventualità in cui tali dati fossero stati letti in maniera corretta, non sarebbero di per sé determinanti. «Anche ove fossero stati correttamente interpretati, non saremmo né sorpresi, né preoccupati: sarebbe solo confermato quanto sostenevano, cioè che non è una comparazione individualizzante e, soprattutto, che il Dna è misto – osservano –. Quindi, se venisse confermato che l'autore dell'omicidio è uno, non avrebbe già per questo valore probatorio».
I legali di Sempio fanno sapere di aver «ricevuto i dati puri dell'analisi biostatistica», e che nella relazione non si parla di una «piena concordanza» tra l'aplotipo Y trovato sulle unghie della vittima e la linea paterna del profilo biologico dell'indagato. Non solo, emergerebbe che si tratta di «Dna degradato, parziale, misto e non consolidato». Secondo i legali dell'indagato, il Dna può quindi essere «confrontabile e comparabile con quello di Sempio», ma quel «dato, come risulta dai calcoli, a livello statistico è veramente basso», e di conseguenza «non c'è una base statistica forte per l'attribuzione».
Il nucleo della contestazione riguarda l’origine e il momento del contatto da cui il materiale genetico sarebbe derivato. Un'ipotesi è che il Dna possa essere stato trasferito da un oggetto, ad esempio dal computer della famiglia Poggi che veniva utilizzato anche da Sempio, il quale frequentava la casa di via Pascoli in quanto era amico del fratello di Chiara. I legali dell'indagato pongono alcune domande: «Fu da contatto diretto fra i due corpi o da contatto con lo stesso oggetto? E quando avvenne il contatto? Senza queste risposte ogni valutazione è affrettata».
Anche i consulenti della famiglia Poggi – assistiti dai legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, con gli esperti Marzio Capra e Dario Redaelli – esprimono dubbi, evidenziando che si tratta di dati «non consolidati» e privi di attendibilità scientifica. Un dato che, secondo la loro valutazione, lo renderebbe non utilizzabile: un risultato che, quando è «in condizioni di criticità e non è consolidato» – spiegano – non rappresenta «un dato scientifico attendibile».
Secondo i consulenti dei Poggi, se già nove anni fa – quando nel 2014 venne effettuata la perizia da De Stefano nel processo di appello bis (che portò alla condanna di Alberto Stasi) – il campione genetico venne ritenuto «non consolidato» e non comparabile, quei frammenti documentali non possono oggi essere impiegati «per una valutazione biostatistica», perché non avrebbero validità «scientifica».
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