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il delitto
22 Gennaio 2026 - 17:29
Chiara Poggi è stata uccisa la mattina del 13 agosto 2007 nella sua casa di via Pascoli a Garlasco
A un anno dalla riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, l’inchiesta della Procura di Pavia sta per entrare in una fase decisiva. Il fascicolo, riaperto il 23 gennaio dello scorso anno su autorizzazione della gip Daniela Garlaschelli, vede nuovamente indagato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, con l’ipotesi di omicidio in concorso con ignoti o con Alberto Stasi. In attesa del deposito della consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo richiesta dalla Procura per approfondire le cause e l’orario della morte, l’ipotesi più accreditata è la chiusura dell’inchiesta in vista di una richiesta di rinvio a giudizio.
Uno dei nodi centrali resta il Dna maschile rinvenuto su due unghie della vittima, già analizzato nel 2014 durante il processo d’appello bis. Proprio su quei dati si è concentrato l’incidente probatorio concluso lo scorso dicembre, affidato alla genetista Denise Albani. Nella sua perizia e in aula, l’esperta della polizia di Stato ha evidenizato che «di affidabile e certo, purtroppo, in questo profilo non c’è nulla», si legge nel verbale dell’ultima udienza del 18 dicembre, verbale visionato dall'agenzia Adnkronos.
La dottoressa Albani ha confermato che uno dei profili genetici maschili individuati è compatibile con la linea paterna della famiglia Sempio. Ma non è l’unico: le tracce sono multiple e in parte illeggibili, perché si tratta di «aplotipi misti, parziali complessi non sottoposti a consolidamento». Una condizione che rende impossibile qualsiasi identificazione individuale.
Le criticità partono dai dati originari: nel 2014 il Dna non venne quantificato, non è noto il grado di degradazione e le analisi furono condotte nell’arco di circa 40 giorni, un tempo lungo per campioni che avrebbero dovuto essere conservati in congelatore. Anche con strumenti più avanzati, ha spiegato Albani, il cromosoma Y «non serve per identificare un singolo soggetto».
Restano senza risposta domande decisive: non è possibile stabilire «con rigore scientifico» quando e come il materiale biologico sia stato depositato, né a quale dito o a quale parte dell’unghia sia riconducibile. A questo si aggiungono i limiti dell’analisi statistica: l’assenza di un database di riferimento adeguato, e di modelli capaci di stimare eventuali artefatti o contaminazioni. Alla luce di questi vincoli, i calcoli restituiscono una compatibilità genetica per Andrea Sempio che varia da “moderato” a “forte”, ma senza arrivare a un’identificazione. Un risultato che, a distanza di diciotto anni dal delitto, continua a dividere accusa e difese.
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