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Aggressione nel carcere di Pavia: sette agenti feriti durante la perquisizione della cella

Un detenuto con problemi psichiatrici ha attaccato due ispettori e cinque agenti. Il sindacato Sappe denuncia carenze strutturali e chiede interventi urgenti

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

27 Gennaio 2026 - 17:58

Aggressione nel carcere di Pavia, sette agenti feriti durante la perquisizione della cella

Un detenuto ha aggredito due ispettori e cinque agenti della polizia penitenziaria all’interno della casa circondariale di Pavia, causando lesioni con prognosi fino a dieci giorni. L’episodio è avvenuto nella mattinata di oggi, martedì, durante una normale attività di controllo. A riferire l’accaduto è stato il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che parla di «ennesimo, gravissimo episodio di violenza ai danni della polizia penitenziaria, verificatosi nel corso di una ordinaria attività di sicurezza all'interno dell'istituto».

Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, il detenuto – di origini straniere e sottoposto a regime di detenzione protetta e affetto da problemi psichiatrici già accertati – avrebbe reagito con violenza nel momento in cui il personale stava effettuando una perquisizione della cella. L’aggressione sarebbe scaturita dal rifiuto dell’uomo di sottoporsi al controllo, coinvolgendo complessivamente sette operatori.

Alfonso Greco, segretario nazionale del Sappe per la Lombardia, evidenzia come non si tratti di un caso isolato. Il detenuto, spiega, è «un soggetto già noto per precedenti episodi di violenza: appena sei mesi fa aveva aggredito un assistente capo del Corpo, colpendolo con schiaffi». Per il sindacato, quanto accaduto a Pavia è la conferma di «una situazione ormai intollerabile e fuori controllo», legata a una cronica carenza di personale e a una gestione inadeguata dei detenuti con gravi disturbi psichiatrici, spesso trattenuti in strutture non attrezzate per garantire né la sicurezza né cure appropriate.

Il Sappe chiede «con urgenza all’amministrazione penitenziaria e al Dipartimento competente interventi immediati, concreti e risolutivi, capaci di ristabilire condizioni di lavoro dignitose e sicure e di prevenire il ripetersi di simili episodi». «La polizia penitenziaria – conclude Greco – non può e non deve essere lasciata sola».

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