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il delitto di chiara poggi

Omicidio di Garlasco, il giudice che assolse Alberto Stasi in primo grado racconta il suo dubbio

Il libro del magistrato Stefano Vitelli, scritto con il giornalista Giuseppe Legato, uscirà il 3 febbraio

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

29 Gennaio 2026 - 11:28

Omicidio di Garlasco, il giudice che assolse Alberto Stasi in primo grado racconta il suo dubbio

Stefano Vitelli è il giudice che nel 2009 assolse Alberto Stasi in primo grado, una sentenza che è poi stata ribaltata nei successivi gradi di giudizio fino alla condanna definitiva. Il 3 febbraio esce in libreria Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d'Italia (Piemme), il libro scritto dal magistrato insieme al giornalista de La Stampa Giuseppe Legato. Un racconto dall’interno, un tentativo di spiegare cosa significhi giudicare quando le prove non reggono il peso della certezza. Vitelli ricostruisce il processo così come lo ha vissuto, mettendo al centro non solo gli atti ma anche il metodo, le verifiche e le domande rimaste senza risposta. Dalle analisi informatiche alle tracce di sangue, dalle perizie scientifiche al movente mai chiarito, il quadro che emerge è quello di un’indagine complessa e fragile.

Si parte da una domanda: si può dichiarare colpevole una persona “oltre ogni ragionevole dubbio” quando il movente manca, l’alibi viene accertato e gli indizi appaiono contraddittori? Per Vitelli la risposta, allora come oggi, è negativa. Non per spirito polemico o per sfiducia nelle indagini, ma per rispetto di un principio cardine dello Stato di diritto: meglio assolvere in presenza di un dubbio serio, che rischiare di condannare un innocente.

Il giudice Vitelli durante un sopralluogo nella casa di via Pascoli, a Garlasco

(foto archivio Informatore Vigevanese)

Nel libro trova spazio anche una riflessione più ampia sul ruolo del giudice e sul peso del processo mediatico. Vitelli racconta come l’esposizione pubblica possa influenzare il clima attorno a un procedimento, trasformando l’indagato in colpevole prima ancora della sentenza. In un simile contesto, il principio del “libero convincimento” del giudice diventa un esercizio di isolamento e responsabilità, che richiede prudenza, umiltà e la capacità di resistere alle pressioni esterne. 

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