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Caso Garlasco, intervengono i legali di Marco Panzarasa: «Estraneo ai fatti, basta illazioni false e diffamatorie»

Negli ultimi giorni è stato nuovamente accostato alle vicende legate all'omicidio di Chiara Poggi. I suoi avvocati elencano una serie di ricostruzioni distorte e annunciano nuove azioni legali

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

15 Febbraio 2026 - 12:03

Caso Garlasco, intervengono i legali di Marco Panzarasa: «Estraneo ai fatti, basta illazioni false e diffamatorie»

Forze dell'ordine e giornalisti intorno alla villetta di via Pascoli nei giorni successivi al delitto nell’estate 2007 (foto archivio Informatore Vigevanese)

Negli ultimi giorni diversi articoli sul delitto di Garlasco hanno citato di nuovo Marco Panzarasa, oggi avvocato e ai tempi del delitto uno degli amici e compagni di liceo di Alberto Stasi. I suoi legali, Orietta Stella e Cristina Castagnola, hanno diffuso una nota per respingere quella che definiscono «l’ennesima campagna diffamatoria» e precisare che le indagini hanno sempre evidenziato la sua «completa estraneità rispetto ai fatti delittuosi». Una valutazione che, secondo i legali di Panzarasa, non sarebbe stata messa in discussione neppure dalle nuove attività investigative in corso da parte della Procura di Pavia. «Anzi, l’avvocato Panzarasa – prosegue la nota dei suoi legali – si è prontamente sottoposto, come aveva sempre fatto in passato, agli accertamenti scientifici ammessi in sede di incidente probatorio su sollecitazione, nel suo caso, della parte civile, i quali hanno dato tutti esito negativo. Nonostante ciò, il battage giornalistico ha ripreso a diffondere una serie di affermazioni o meglio di illazioni, che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti passati e presenti».

I legali di Panzarasa fanno inoltre sapere che nel settembre 2025 è stato disposto il sequestro preventivo di una video-intervista dal contenuto ritenuto «gravemente diffamatorio e falso» perché ipotizzava un suo ruolo nel delitto. Per quel contenuto era stata presentata denuncia-querela.

«La magistratura – si legge nel comunicato degli avvocati Orietta Stella e Cristina Castagnola – ha da tempo e in più occasioni, irrevocabilmente stabilito che ogni accostamento, anche indiretto, del nostro assistito al tragico evento costituisce una grave diffamazione a suo danno, fondata su fatti falsi, inventati e dolosamente distorti. È pertanto inammissibile ed eticamente inaccettabile che la reputazione personale e professionale dell’avvocato Panzarasa sia ciclicamente oggetto di allusioni ed insinuazioni la cui falsità è evidente se solo si abbia una minima e seria conoscenza della vicenda processuale che ci occupa. Per tale ragione, attualmente sono al vaglio altri articoli, video e post pubblicati su diverse piattaforme social e per i quali si sta valutando di procedere a tutela non solo del collega, ma anche della sua famiglia, la quale viene continuamente chiamata alla ribalta delle cronache senza costrutto alcuno».

Gli avvocati ribadiscono che il 13 agosto 2007 (il giorno in cui è stata uccisa Chiara Poggi) Panzarasa si trovava in Liguria, circostanza che, evidenziano, risulta dagli accertamenti investigativi e dagli atti processuali successivi. Il rientro a Garlasco sarebbe avvenuto solo nel tardo pomeriggio di quel giorno. Sui motivi del ritorno, aggiungono, si sarebbero costruite nel tempo «narrazioni distorte» e «prive di alcun fondamento fattuale».

I legali di Panzarasa elencano poi una serie di circostanze già accertate come false o diffamatorie in sede giudiziaria.

  •  «il possesso di una bici da donna simile a quella vista avanti a casa della vittima la mattina  dell’omicidio. Circostanza smentita dagli accertamenti compiuti in allora Tribunale di Vigevano, a seguito di rituale querela».
  •  «i “15/20” contatti “quotidiani” con Alberto Stasi, che “improvvisamente” si interrompevano dopo il 13 agosto 2007. Le indagini compiute nel 2008 hanno quantificato i medesimi in 32 chiamate in otto mesi ed i successivi accertamenti hanno mostrato che gli stessi non si sono, in realtà, mai interrotti».
  •  «l’avere il padre del nostro assistito “misteriosamente” eliminato alcuni PC in discarica. In verità, si trattava di una stampante, un monitor e una tastiera, ma, soprattutto, essi appartenevano allo Studio professionale di cui questi era collaboratore».
  •  «Gli “sms cancellati” con Alberto Stasi. Il nostro assistito non solo non ha mai cancellato alcun messaggio, ma fu proprio lui ad esibire all’Autorità giudiziaria quello ricevuto da Alberto Stasi l’11 agosto 2007, mostrandone il contenuto, che è agli atti dal febbraio 2008. Non esiste alcuna telefonata, sms o contatto con Alberto Stasi dopo la breve telefonata del giorno 11 agosto 2007, che fa seguito alla mancata risposta a quel messaggio».
  • «Il “precipitoso e frettoloso” rientro dalle ferie. Il nostro assistito aveva già deciso (e concordato con il familiare che sarebbe dovuto andare a prenderlo in stazione) di fermarsi soltanto il weekend, rientrando il lunedì, onde avere il maggiore tempo possibile per preparare l’esame di dottorato previsto per inizio ottobre, come in allora accertato dal Tribunale di Vigevano, a seguito, anche in questo caso, di rituale querela».

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