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L'indagine

Dieci truffatori online denunciati dalla polizia

Con l'illusione di offrire un lavoro semplice, hanno ottenuto 20 mila euro da un uomo di 36 anni

Davide Maniaci

Email:

dade.x@hotmail.it

15 Febbraio 2026 - 09:54

Dieci truffatori online denunciati dalla polizia

La trappola è iniziata con la richiesta di semplici "like" a foto aziendali in cambio di piccoli compensi, un metodo utilizzato per conquistare la fiducia della vittima prima di spostare la conversazione su Telegram, al fine di poter continuare l’attività criminosa in anonimato. Sotto la guida di falsi tutor, invogliato da presunte opportunità di guadagno nettamente superiori, e attraverso l'iscrizione a una piattaforma di trading fittizia denominata "Exprivia", l'uomo è stato indotto a effettuare, tra gennaio e febbraio 2025, ben undici bonifici bancari per un totale superiore ai 20 mila euro, vedendo apparentemente crescere il proprio capitale sulla piattaforma, senza però poter mai prelevare nulla.

Pochi giorni fa, gli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Voghera hanno concluso un’articolata indagine che ha portato al deferimento di dieci persone accusate di aver orchestrato una sofisticata truffa finanziaria. L’attività investigativa è nata dalla denuncia di un uomo di 36 anni che, dopo essere stato agganciato su WhatsApp da un’utenza con prefisso internazionale, è rimasto vittima di un meccanismo di "task scam", la truffa che colpisce chi cerca lavoro, promettendo guadagni facili con piccoli compiti ripetitivi.

I truffatori hanno utilizzato la tecnica dello "smurfing", richiedendo numerosi versamenti di piccolo taglio per evitare i controlli anti-riciclaggio degli istituti di credito e alimentare l'illusione di un investimento sicuro. Nonostante i tentativi di nascondere l'identità dietro l'anonimato dei social e dei prefissi esteri, gli agenti del commissariato di Voghera sono riusciti a ricostruire l'intera filiera del denaro. Attraverso l'analisi dei flussi bancari e l'esecuzione di decreti di esibizione presso diverse banche, gli investigatori hanno incrociato i dati contrattuali degli undici i-ban beneficiari con i documenti d'identità forniti in fase di apertura dei conti. Questa complessa attività di analisi ha permesso di identificare con certezza i dieci soggetti che fungevano da terminali per la raccolta del denaro, residenti in varie località italiane, i quali sono stati deferiti all'autorità giudiziaria per il loro ruolo di prestanome e beneficiari finali dei proventi del raggiro.

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