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16 Marzo 2026 - 17:25
A quasi dodici anni dalla morte del fotoreporter pavese Andrea Rocchelli, la richiesta di verità sulla sua uccisione torna al centro dell’attenzione pubblica grazie a un appello promosso dal Collegio Ghislieri di Pavia. In pochi giorni l’iniziativa ha raccolto centinaia di adesioni, superando le settecento firme, e continua a crescere. Tra i firmatari si sono aggiunti anche due vescovi: Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, e Andrea Migliavacca, vescovo di Cortona-Arezzo-Sansepolcro. L’iniziativa del Collegio Ghislieri nasce con l’obiettivo di ribadire la necessità di arrivare a una verità giudiziaria. Tra i firmatari figurano anche il presidente della provincia di Pavia Giovanni Palli, il sindaco di Pavia Michele Lissia e la vicesindaca Alice Moggi, oltre a docenti universitari, esponenti della cultura e molti cittadini.
«Siamo grati e sorpresi nel vedere quante persone continuino, come un fiume in piena, a sottoscrivere questo nostro richiamo alla ricerca e alla vicinanza alla dignità di una famiglia», ha dichiarato il rettore del Collegio Ghislieri, Alessandro Maranesi. «Invitiamo tutti coloro che ritengono questo gesto un importante segnale di vicinanza e riflessione, a entrare nel sito del Collegio Ghislieri per sottoscrivere l’iniziativa». Per esprimere solidarietà alla famiglia del fotoreporter, il Collegio Ghislieri ha inoltre annunciato la creazione del “Giardino della Ricerca”, uno spazio all’interno del proprio giardino storico che sarà dedicato a Rocchelli.
«Il 24 maggio 2014 il fotoreporter Andrea Rocchelli veniva ucciso nel Donbas mentre documentava le sofferenze della popolazione civile intrappolata nel conflitto tra le forze governative ucraine e i separatisti filorussi. La ricerca di verità e giustizia su quella morte è tuttora in corso.
Il Collegio Ghislieri promuove, in un’area del proprio giardino storico, la nascita del Giardino della Ricerca che porti il nome di Andrea e accolga, in un progetto botanico e simbolico, i valori per i quali egli ha vissuto e per i quali la sua famiglia continua a lottare.
Firmare questo nostro appello significa sostenere la dignità di chi non si arrende, trasformando la commozione in un impegno duraturo. La verità non è un bene rinunciabile: aiutaci a coltivarla».
Rocchelli fu ucciso il 24 maggio 2014 nei pressi di Sloviansk, nella regione del Donbass, nell’Ucraina orientale. Aveva 30 anni e stava documentando le condizioni della popolazione civile intrappolata nei combattimenti tra l’esercito ucraino e i separatisti filorussi, nelle prime fasi di un conflitto poi diventato uno dei principali fronti di crisi in Europa. Quel giorno un bombardamento colpì il gruppo di giornalisti con cui si trovava: Rocchelli morì insieme all’attivista russo per i diritti umani Andrej Mironov, mentre il fotoreporter francese William Roguelon rimase ferito in modo grave. Nonostante indagini e processi, la vicenda giudiziaria è rimasta irrisolta. La morte di Rocchelli è ancora oggi «senza colpevoli».
Conosciuto da molti colleghi con il soprannome di Andy, Andrea Rocchelli è stato uno dei fondatori del collettivo fotografico Cesura. Nel suo lavoro si era spesso occupato dei contesti di crisi e delle conseguenze dei conflitti sulle popolazioni civili, con reportage realizzati tra Medio Oriente, Africa e spazio post-sovietico. Il suo sguardo, attento alle storie delle persone più vulnerabili, lo aveva portato nel Donbass nel 2014, proprio nei giorni in cui la guerra stava iniziando a cambiare il volto della regione.
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