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l'incidente il 27 febbraio a milano

Tram deragliato a Milano: il conducente sarebbe stato al telefono fino a pochi secondi prima dell’impatto

Una delle due vittime è Ferdinando Favia, residente a Vigevano. Dai dati del cellulare emergono nuovi elementi, ma la difesa del conducente contesta i tempi

Ilaria Dainesi

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ilaria.dainesi@ievve.com

20 Marzo 2026 - 10:08

Tram deragliato a Milano: il conducente sarebbe stato al telefono fino a pochi secondi prima dell’impatto

Il deragliamento del tram avvenuto a Milano lo scorso 27 febbraio. Nel riquadro una delle vittime: Ferdinando Favia, 59 anni, residente a Vigevano

Emergono nuovi elementi nell’inchiesta sul deragliamento del tram avvenuto il 27 febbraio scorso a Milano, in cui sono morte due persone. Una delle vittime è Ferdinando Favia, 59enne residente a Vigevano, che quel giorno si trovava sul mezzo pubblico con la fidanzata, rimasta ferita. In base agli accertamenti che sta effettuando la polizia locale, il conducente del tram – ora indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose – sarebbe stato impegnato in una telefonata almeno fino a dodici secondi prima dello schiantoA riportare la notizia, sui quotidiani di oggi, sono il Corriere della Sera, La Repubblica e Il GiornoIl dato sarebbe emerso dall’analisi del cellulare sequestrato, che potrebbe essere ulteriormente affinato; gli investigatori stanno infatti lavorando per allineare con esattezza i tempi della chiamata con quelli dello schianto, un passaggio che sarà possibile completare solo dopo l’apertura della scatola nera del tram. 

La ricostruzione degli inquirenti colloca quei secondi immediatamente prima della sequenza che ha portato al disastro: il mezzo pubblico ha saltato una fermata, affrontato uno scambio deviato verso sinistra a circa 50 chilometri orari e infine si è schiantato contro un edificio.

LA DIFESA DEL TRAMVIERE

Diversa la versione della difesa del tramviere, rappresentata dagli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali. Secondo i legali, la comunicazione si sarebbe conclusa almeno un minuto e mezzo prima dell’impatto. La telefonata, della durata complessiva di 3 minuti e 40 secondi, sarebbe intercorsa con il collega che aveva appena terminato il turno circa mezz’ora prima. 

«I processi si dovrebbero fare nelle aule, non violando il segreto istruttorio – ha dichiarato Mirko Mazzali uno degli avvocati del conducente – Detto questo, i dati tecnici (gps e analisi dati telefonici) smentiscono la ricostruzione data alla stampa, che peraltro dimostrerebbero che l'indagato non era al telefono al momento dell'impatto».

Il tramviere aveva subito raccontato di essersi sentito male, un malore che sarebbe collegato a un infortunio avvenuto poco prima, quando si sarebbe ferito a un piede contro la pedana del mezzo mentre aiutava un passeggero disabile a salire. L’infortunio sarebbe all’origine del malore accusato poco dopo, descritto come una sincope vasovagale che gli avrebbe fatto perdere i sensi. Ma l’episodio non sarebbe mai stato segnalato alla centrale operativa dell’azienda di trasporto Atm.

L'ANALISI DEI DOCUMENTI

Parallelamente agli accertamenti tecnici, proseguono anche le verifiche amministrative . Nella giornata di ieri, agenti della polizia locale insieme ai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno acquisito documentazione presso l’azienda di trasporto milanese e in una sede del ministero dei Trasporti. Tra i materiali raccolti figurano atti relativi alla manutenzione del mezzo e le circolari interne sull’uso dei telefoni mobili in cabina di guida. Documenti che dovranno chiarire non solo la dinamica dell’incidente, ma anche il rispetto delle procedure di sicurezza previste.

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