Caso Moreschi, l'audizione in Regione

In diretta streaming lo scontro sindacati-proprietà

Bruno Ansani

09 Settembre 2021 - 17:58

Caso Moreschi, l'audizione in Regione

MILANO - Il duro scontro tra sindacati e proprietà del calzaturificio Moreschi si è replicato - nel pomeriggio di giovedì - durante l'audizione che si è svolta in Commissione Attività produttive del Consiglio regionale. La seduta era stata convocata per esaminare la situazione dell'azienda vigevanese, dove da mesi lavoratori e sindacati sono in agitazione, preoccupati per il futuro dell'azienda. A presiedere la seduta il consigliere regionale pavese Roberto Mura, membro della commissione e delegato a questo compito dal presidente Gianmarco Senna. Presenti anche gli altri consiglieri regionali della provincia (Ruggero Invernizzi, Giuseppe Villani e Simone Verni), il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, il presidente della Provincia Vittorio Poma, il direttore di Assolombarda Pavia, Francesco Caracciolo. Oltre, naturalmente, ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e Guido Scalfi, il rappresentante della Hurley Sa, il fondo di investimento che ha rilevato l'anno scorso al maggioranza delle quote societarie della Moreschi. Una riunione che si è svolta con quasi tutti gli invitati collegati online e trasmessa in diretta streaming dal portale web di Regione Lombardia.

A illustrare la situazione è stato il segretario della Filctem Cgil, Michele Fucci (l'audizione era stata richiesta dai sindacati) che ha ricapitolato gli ultimi due anni della situazione dell'azienda, punteggiate da gravi difficoltà, per arrivare sino al passaggio che ha portato la Hurley a rilevare la maggioranza dell'azienda. «In quel momento eravamo in stato di agitazione e dopo un primo incontro con la nuova proprietà - ha raccontato Fucci - lo abbiamo ritirato, proprio perché Scalfi ci chiese di avere fiducia nella  nuova gestione, che avrebbe rilanciato l'azienda soprattutto ricorrendo al contoterzismo, coinvolgendo grandi firme della moda. Purtroppo questa strategia non è andata bene: il lavoro che è arrivato da un marchio internazionale è stato ritirato, per ragioni che non conosciamo. Nel frattempo metà dei lavoratori è rimasta a casa, n cassa Covid a zero ore, senza rotazione. Attualmente stanno lavorando solo una quindicina di persone, senza nemmeno la presenza dei caporeparto, in una situazione di sbando. La nostra sensazione è che la situazione stia precipitando. Il fatturato è crollato ulteriormente rispetto al 2019 e immaginiamo un andamento analogo nel 2021. Non ci risulta nessun piano industriale, o almeno non ci è stato mostrato o illustrato. L'azienda ha certamente ridotto i costi, e sappiamo che in questo Scalfi è uno specialista. Ma ha esagerato perché adesso non viene svolta nemmeno la pulizia dei servizi igienici all'interno della fabbrica. Sono in possesso di foto che non esiterò ad inviare all'Asst per i dovuti controlli».

Affermazioni alle quali ha controbattuto Guido Scalfi, nel suo intervento. «Non è vero che in fabbrica ci sono 15 persone, non è vero che non ci sono i capireparto - ha detto - I bilanci e le relazioni dei revisori dei conti sono stati depositati e se i sindacati vogliono possiamo esaminare insieme i risultati ottenuti in n anno di gestione: abbiamo tagliato i costi fissi da 18 milioni di euro a 10,5. Tutto quello che è successo prima dell'agosto 2020 non è nostra responsabilità, noi con un atto di coraggio stiamo facendo sopravvivere un'azienda alla quale una trentina di investitori avevano rifiutato di dare aiuto. La verità è che la Moreschi era un po' come Alitalia, un'azienda non abituata a fare profitto e senza parametri e standard di gestione e produttività. Nonostante il Covid abbiamo investito, aprendo uno spettacolare show room all'interno del cortile del museo Poldi Pezzoli di Milano, uno spazio iconico completato dal negozio in via Manzoni mentre presto aprirà un Moreschi cafè in un cortile adiacente al Poldi Pezzoli e un altro negozio è previsto in via Sant'Andrea. Abbiamo aperto un corner a Hong Kong e stiamo progettando uno spazio in Cina. Noi crediamo nell'azienda e l'abbiamo salvata, riportandola a fare profitto. Non siamo soddisfatti , ma dopo un anno ritengo ci siano stati buoni risultati». Per quanto riguarda i grandi marchi, secondo Scalfi sono allontanati «dall'esposizione mediatica data dai sindacati e dai lavoratori alle vicende aziendali. Si sono arrabbiati e abbiamo quasi interrotto i rapporti».

Maurizio Ferrari, della Cisl, ha precisato che «la priorità è mantenere l'attività industriale nel sito di Vigevano, perché questo è fondamentale per tutto il territorio vigevanese, che si sta svuotando. La Moreschi, oltre a fare operazioni di marketing, deve mantenere il livello produttivo e industriale: noi non vediamo un'azione concreta che possa essere di aiuto in questa direzione». Anche per il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, «la priorità è il mantenimento dell'attività produttiva, io non posso entrare all'interno di dinamiche sindacali. Ma devo dire che la proprietà non ha mai fatto trasparire intenzioni differenti». Una posizione sposata anche dal presidente della Provincia, Vittorio Poma, il quale ha aggiunto che «certi investimenti  e operazioni finanziarie sono grandi opportunità e nascondono anche alcune insidie, come quella della delocalizzazione. Ovviamente non sto avanzando ipotesi, mi auguro soltanto che venga mantenuta in vita un'azienda che ha fatto la storia del settore e dato lustro al territorio vigevanese». Il direttore di Assolombarda Pavia, Francesco Caracciolo, ha «ribadito il sostegno all'azienda, soprattutto in un momento di crisi come quello che tutto il settore sta attraversando. Prestiamo grande attenzione alle prospettive di ripresa che l'azienda ha illustrato oggi».

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