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Venerdì sera

Bonisoli, ex brigatista dissociato, parlerà di "giustizia riparativa”

All'istituto Caramuel l'ingresso è libero, per ascoltare uno dei protagonisti del sequestro Moro

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

19 Marzo 2026 - 17:12

Bonisoli, ex brigatista dissociato, parlerà di "giustizia riparativa”

Immagine tratta da La Libertà Tv

2026-03-20 20:00:00 2026-03-20 22:00:00 UTC Bonisoli, ex brigatista dissociato, parlerà di "giustizia riparativa” www.informatorevigevanese.it

La sua biografia nuda e cruda dice questo: Franco Bonisoli, 71 anni, ex militante delle Brigate Rosse, gambizzò il giornalista Indro Montanelli e sparò, uccidendo, contro la scorta di Aldo Moro durante il sequestro, in uno degli episodi più significativi e drammatici della storia repubblicana italiana. Poi durante la condanna all’ergastolo la sua vita è cambiata. Si è dissociato dalle Brigate Rosse e dalla lotta armata, rinnegando il passato. Diventando un uomo libero. Adesso propone la propria testimonianza, ma non quella dell’esperienza di ex terrorista. Quella di persona nuova, che ha aderito alla giustizia riparativa dopo un lungo percorso e che porta con sé il concetto di “equiprossimità”. Non per niente è diventato amico di Agnese Moro, la figlia del politico Dc trucidato.


Bonisoli sarà l’ospite dell’incontro di venerdì sera all’auditorium dell’istituto superiore Caramuel. L’ingresso, alle 21, è libero anche per persone esterne al plesso. La conferenza fa parte della seconda data su quattro del ciclo “A scuola di pace”, organizzato dai docenti di religione insieme alla Diocesi e al Comune di Vigevano. «Si parte dal suo sincero pentimento e dalla richiesta di perdono – riferisce il professor Cristiano Zatti – per arrivare a un discorso molto più ampio. Trattiamo le quattro virtù cardinali, in questa occasione la giustizia, che diventa pace se si abbina al perdono. In questo caso è stato concesso ed è arrivata, col tempo, faticosamente, anche la vicinanza tra il carnefice e le vittime». La caratteristica di queste conferenze è il fatto che gli studenti siano parte attiva: ascoltano, preparano le domande, le porgono senza paura anche a chi, dopo aver commesso azioni orribili, ha trovato un nuovo modo di vivere.

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