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salute
23 Febbraio 2026 - 10:25
Le lenti progressive sono tra le innovazioni più importanti nel mondo dell’ottica degli ultimi decenni. Eppure, continuano a dividere: per alcuni rappresentano una soluzione quasi “miracolosa”, per altri sono sinonimo di difficoltà di adattamento e disorientamento visivo. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Le lenti progressive funzionano molto bene — ma non sono la risposta giusta per tutti.
Capire cosa sono davvero, come funzionano e in quali casi possono non essere la scelta ideale è fondamentale per fare una scelta consapevole, senza lasciarsi guidare né dall’entusiasmo eccessivo né dal timore.
Una sola lente, tutte le distanze
Le lenti progressive permettono di vedere nitidamente a tutte le distanze con un unico paio di occhiali. A differenza delle vecchie lenti bifocali, non presentano linee visibili: la gradazione cambia in modo graduale e continuo dalla parte superiore della lente — dedicata alla visione da lontano — fino alla parte inferiore, utilizzata per leggere da vicino. Nel mezzo si colloca la zona intermedia, quella che usiamo quando lavoriamo al computer, controlliamo lo smartphone o guardiamo il cruscotto dell’auto.
È un passaggio fluido, invisibile all’esterno e naturale per chi le indossa. In pratica, è come avere più occhiali in uno solo, senza doverli sostituire continuamente nel corso della giornata.
La comodità che cambia la quotidianità
La forza delle lenti progressive non è solo tecnica, ma pratica. Durante una giornata tipo alterniamo in modo continuo visione da lontano e da vicino: guidiamo, leggiamo notifiche, osserviamo uno schermo, consultiamo un documento o un’etichetta al supermercato. Chi utilizza due paia di occhiali è costretto a cambiarli più volte, con un gesto che alla lunga diventa scomodo e poco funzionale.
Le progressive eliminano questa interruzione. Offrono continuità visiva, praticità e anche un vantaggio estetico, perché non mostrano segmentazioni sulla lente. Per molte persone questo si traduce in una percezione di maggiore libertà e semplicità nella gestione della propria vista.
Non solo visione, ma postura e benessere
C’è poi un aspetto meno evidente ma altrettanto importante: la postura. Quando le lenti progressive sono scelte correttamente e centrate con precisione, permettono di mantenere una posizione naturale del capo e del collo. Non costringono a inclinazioni forzate o movimenti compensatori per trovare il punto di messa a fuoco.
Il risultato è un minore affaticamento visivo e una riduzione delle tensioni muscolari, soprattutto a fine giornata. Non si tratta soltanto di vedere meglio, ma di vivere la visione in modo più confortevole.
Fabio Brini, optometrista, titolare di Ottica Brini (a Vigevano, in via Dante 10)
Perché non sono adatte a tutti
Dire che le lenti progressive sono la soluzione ideale per chiunque sarebbe però scorretto. Esistono situazioni in cui non rappresentano la scelta più efficace o devono essere affiancate ad altri occhiali specifici.
Chi trascorre molte ore consecutive davanti al computer, ad esempio, può trarre maggiore beneficio da un occhiale progettato esclusivamente per la distanza intermedia. Allo stesso modo, chi presenta problematiche importanti di binocularità, utilizza prevalentemente un solo occhio o necessita di campi visivi periferici totalmente liberi potrebbe non ottenere il massimo comfort con una progressiva.
In questi casi la lente non è “sbagliata”: semplicemente non è lo strumento più indicato per quell’esigenza specifica.
Il tema dell’adattamento
Uno dei dubbi più frequenti riguarda l’adattamento. È vero che le lenti progressive richiedono un breve periodo di familiarizzazione, soprattutto per chi le indossa per la prima volta. Nei primi giorni può comparire una lieve sensazione di distorsione laterale o la percezione di campi visivi più ristretti. È necessario imparare a coordinare leggermente i movimenti di occhi e testa per sfruttare al meglio le diverse zone della lente.
Nella grande maggioranza dei casi queste sensazioni sono temporanee e si risolvono spontaneamente nel giro di pochi giorni. Le tecnologie moderne hanno migliorato enormemente la qualità dei campi visivi e la naturalezza delle transizioni, portando il tasso di successo oltre il 95%.
Quando l’adattamento non avviene anche dopo alcune settimane, spesso la causa non è il concetto di lente progressiva in sé, ma una gradazione imprecisa, una scelta non adeguata alle esigenze della persona o una centratura poco accurata.
Non tutte le progressive sono uguali
Un errore comune è pensare che tutte le lenti progressive siano equivalenti. In realtà esistono diverse generazioni e livelli tecnologici. Le lenti più datate presentano campi visivi più ristretti e zone periferiche meno sfruttabili, mentre quelle di ultima generazione offrono passaggi più morbidi, corridoi più ampi e un’esperienza visiva decisamente più naturale.
Oggi la progettazione può essere personalizzata in base alle abitudini quotidiane: uso intensivo di dispositivi digitali, lavoro al computer, stile di vita dinamico. Non è sempre vero che la lente più costosa sia automaticamente la migliore, ma è certo che una lente obsoleta, anche se economica, può compromettere completamente l’esperienza.
La personalizzazione fa la differenza
Il vero punto chiave è la personalizzazione. Una lente progressiva funziona quando è costruita attorno alla persona: gradazione corretta, scelta mirata, centratura precisa e montatura adeguata. Anche la lente tecnologicamente più evoluta può diventare inefficace se non viene adattata con cura.
Per questo motivo il ruolo del professionista è determinante. Non si tratta soltanto di “vendere un occhiale”, ma di analizzare abitudini visive, esigenze lavorative e stile di vita per individuare la soluzione più adatta.
Le lenti progressive non sono una moda né una promessa irrealistica. Sono uno strumento evoluto che, se scelto con competenza e personalizzato correttamente, può migliorare in modo significativo la qualità della visione e della vita quotidiana. La domanda giusta non è se funzionano, ma per chi e in quali condizioni rappresentano davvero la scelta migliore.
Nel video, i consigli dell’esperto: l’optometrista Fabio Brini, titolare di Ottica Brini in via Dante 10 a Vigevano. Per approfondire anche altri argomenti: https://www.youtube.com/@FabioBriniOpto
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