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Era il 1958

La nascita della pizza ai calamari e la prima pizzeria: un ricordo della Vigevano che fu

Tutto partì dalla Santa Lucia, prima in via Merula e poi in via Carrobbio. L'imprenditore Antonio Russo racconta la storia dei locali di famiglia

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

29 Marzo 2025 - 15:55

La nascita della pizza ai calamari e la prima pizzeria: un ricordo della Vigevano che fu

La “pizza ai calamari”. A Vigevano quasi ogni pizzeria pare obbligata a proporla, perché in tanti clienti la chiedono e a volte vanno lì apposta. Fuori città, non esiste praticamente mai in menù. Una moda nata qui, in una città lontana dal mare e dalla tradizione di ricette ittiche, che ha una storia definita. Come sempre quando si parla di cucina, la casualità non esiste e la genesi di un piatto è diversa da ciò che si può immaginare. Tutto nasce dalla Santa Lucia, la prima pizzeria ad aver aperto a Vigevano. Era il 1958. Altri tempi: pochi sapevano addirittura cosa fosse una pizza. Si può paragonare lo “choc” di questa novità a quando ha aperto il primo ristorante di sushi, o il primo kebab. Luigi Longobardi, classe 1916, è arrivato a 42 anni da Castellammare di Stabia proprio per aprire la pizzeria. Si trovava in via Merula. Poi in via Carrobbio, dove sarebbe rimasta per decenni. Nel 1962 intanto in piazza del mercato apriva La Lanterna con Vincenzo Russo, genero di Longobardi. Ex parrucchiere, era arrivato qui per tentare l’avventura. Vincenzo Russo era il padre di Antonio Russo, imprenditore vigevanese nell’ambito del pellame. Lui racconta la storia.

«In una pizzeria che era anche rosticceria, come la Santa Lucia e poi La Lanterna – spiega – c’era questo servizio a buffet in cui sceglievi gli ingredienti per comporre la pizza al momento. I vigevanesi quelli “purosangue” non avevano quasi idea che esistessero le cozze, o i calamari, e si sono accorti che questi ultimi si sposavano benissimo se impanati e fritti con il sapore dell’impasto. Da lì la voce si è sparsa, hanno iniziato a chiederli tutti. E le altre pizzerie aperte nel tempo, ad imitarci». Un’altra pizza celebre qui e solo qui, “la vigevanese” al gorgonzola, sarebbe poi stata inventata dalla Gatta, altro locale storico in via Cesarea. E anche in quel caso, gli altri pizzaioli si sarebbero poi accodati. Poi tutto è cambiato: i tempi, le mode. La Santa Lucia avrebbe chiuso alla fine degli anni Ottanta. Ai gestori era arrivata all’orecchio la voce che a Palma di Maiorca c’era richiesta di pizzerie. Via, armi e bagagli, sotto il sole delle Baleari. La Lanterna avrebbe resistito per un’altra ventina d’anni. L’aveva rilevata proprio Russo junior, che poi ha deciso di cederla per mandare avanti l’altra impresa di famiglia, quella dei pellami, tuttora attiva. Come sono vividissimi i ricordi dell’epoca.

«Giravano molti più soldi – prosegue Antonio Russo – e in tanti arrivavano anche da Milano a mangiare la pizza qui, considerandola più buona. Ospiti celebri come Dalida Di Lazzaro, Febo Conti, Rocky Roberts, Eugenio Finardi, i Nomadi. Dopo i concerti, erano sempre qui». Secondo l’imprenditore, una volta la gente distingueva un po’ di più la qualità. Sapeva la differenza tra il “buono” e il “mediocre”. Tanto che anche per dieci o vent’anni ogni venerdì o sabato sera c’erano clienti che avevano il loro tavolo fisso senza neanche prenotarlo. Una fedeltà ferrea che riporta davvero a un’epoca ormai lontana. Quella della pizza ai calamari che nasceva e di una città che aveva fame, in tutti i sensi, e che si riconosceva in luoghi iconici che rimangono ora soltanto nella memoria o anche in cimeli.

«Io – conclude Russo – il forno della Lanterna l’ho tenuto. Ce l’ho a casa mia e faccio ancora la pizza per la mia famiglia. Cosa volete: ho 62 anni, e la prima l’ho infornata a 8…».

Antonio Russo

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