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Il personaggio
30 Marzo 2025 - 11:27
Quando aveva due anni i parenti hanno notato il fascino che le campane suscitavano in lui. Quindi lo portavano sotto i campanili a sentire i rintocchi. Adesso di anni ne ha 14, ed è il più giovane campanaro d’Italia. Nicolò Manzo, di Robbio, ogni volta che può anima la messa.
«Non credo che questa passione tramonterà mai. Da grande mi piacerebbe continuare nel campo della musica. I genitori mi danno l’opportunità di coltivare questa passione e anche quella del pianoforte», ammette. E infatti dopo la fine della terza media, a giugno, frequenterà l’indirizzo musicale del liceo Lagrangia, a Vercelli. «La mia attività – spiega il giovanissimo Nicolò Manzo – consiste nel suonare a tastiera le melodie tradizionali e festive. A corda si fanno i concerti e ogni campanaro ha la sua campana. Io purtroppo sono magrolino e non ho la forza per suonare le campane grosse poiché pesanti: quando metterò un po’ di muscoli potrò anch’io affrontare le grosse. A volte il parroco di Robbio, don Gianni Fagnola, mi fa suonare dopo la messa delle 11,15 melodie a tastiera dalla centralina in sacrestia, ma non è come suonarle da vivo. Vado ad aiutare anche a Castelnovetto, l’unica chiesa nei dintorni ad aver mantenuto il suono manuale».

Il ragazzo fa parte della Federazione Campanari Ambrosiani, associazione culturale senza scopo di lucro, con 50 soci, che promuove l’arte della tradizione del suono manuale delle campane. «La mia frequenza – aggiunge il robbiese – dipende dai mesi e impegni che ha mio padre, perché senza di lui non andrei da nessuna parte. Durante le festività natalizie e pasquali gli impegni a volte si sovrappongono e diventano gravosi: alla vigilia di Natale capitano anche quattro suonate in diversi paesi».
Nonostante l’età verde, l’album dei ricordi è già fitto. Come la prima salita su un campanile, a San Vittore a Milano. O la prima suonata («avevo paura di sbagliare, è andato tutto bene»). «O quando non sono riuscito a tenere in balestra la campana e la corda mi fatto salire con lei. Che spavento!». «Ho avuto la fortuna – prosegue – di fare parte di un video e conoscere un famoso youtuber di Torino, Pietro Morello, che voleva capire come si suonassero le campane e le tecniche. Ho visto dal vivo i campanari bolognesi. Uno spettacolo. Mia madre aveva paura perché il campanile ondeggiava...». E poi le visite alle fonderie come quella celebre di Agnone, in Molise, e alla campana più grande d’Italia, a Rovereto. Sempre accompagnato da mamma e papà, che lo assecondano. A Nicolò infatti non piace il calcio: domenica lui non va al campetto. Va a suonare le campane.

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