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Vigevano, la vicenda

«Ha ragione», ma le tocca pagare: una vigevanese ha speso 3600 euro per un contenzioso col Comune

Il municipio non ha mantenuto l'impegno all'atto della cessione. Il terreno era pubblico ma lei doveva comunque pagarci le tasse. Ora non intende rimborsarla

Davide Maniaci

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dade.x@hotmail.it

17 Luglio 2025 - 17:30

«Ha ragione», ma le tocca pagare: una vievanese ha speso 3600 euro per un contenzioso col Comune

Un contenzioso col Comune di Vigevano che va avanti da 23 anni, costato a Silvia Conti 3600 euro, oltre al tempo. «Una successione – chiarisce – che ho dovuto pagare a termini di legge per un terreno di 12 metri quadri che non era più mio. Ho parlato col sindaco e coi funzionari che, a parole, mi hanno detto che “avevo ragione”. Ma non sono seguiti i fatti nei tempi promessi e ci è voluto l’intervento degli avvocati Crea e Scinaldi di Pavia per spingere il Comune a concludere le procedure. La cosa peggiore è che il Comune non intende ristorare neanche in parte il danno che ha causato».
La vicenda inizia nel 2002 quando il Comune approvò un progetto preliminare per un lavoro di recupero delle sponde del cavo Marcellino, in via della Pressa. Si voleva realizzare un posteggio pubblico in aree private. Tra i vari terreni da acquisire c’era anche quello del padre della “protagonista”. L’accordo era di «cessione bonaria» sottoscrivendo un contratto preliminare di compravendita. Qui si legge che «la volturazione sarà eseguita a carico dell’amministrazione comunale, che provvederà a proprie spese al pagamento delle spese notarili, catastali e burocratiche». Nel 2004 sono stati realizzati i lavori. Ecco, qui è cominciato il problema. «L’ente comunale – chiarisce Conti – non ha portato a compimento la procedura, omettendo di perfezionare il trasferimento della proprietà del terreno a proprio favore». Quindi quei 12 metri quadri sono, di fatto, restati alla famiglia, mentre la gente utilizzava quel posteggio come “pubblico”. «Lo abbiamo scoperto – prosegue la cittadina – solo nel 2022, alla morte di mio padre. Il terreno non era mai stato oggetto di volturazione da parte del Comune. Abbiamo subito chiesto di regolarizzare, così da chiudere entro il 24 dicembre 2022 (termine ultimo per la pratica di successione) ma il Comune determinava “di provvedere alla voltura presso l’Agenzia delle entrate” solo cinque giorni dopo, il 29, e con oltre 20 anni di ritardo, nonostante le insistenti richieste, omettendo ancora di ottemperare nei tempi alla sua stessa determina».


Questo ha portato a spendere mille euro circa di pratica di successione, che non ci sarebbe stata se non per quell‘unico terreno che comunque rimaneva nella totale disponibilità del Comune. La signora ha poi tentato la mediazione presso il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Pavia. Il Comune non si presentò, e solo nel 2025 ha finalmente provveduto a regolarizzare la posizione all’Agenzia delle entrate. «Ho speso – conclude Conti – 3600 euro tra successione e avvocati che il Comune si rifiuta di risarcire anche solo in parte. Ritengo che la condotta del Comune abbia violato il principio di buon andamento della pubblica amministrazione e minato definitivamente la mia fiducia in questa amministrazione che nel mio caso si è dimostrata inefficiente e parziale».

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