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Mortara
30 Luglio 2025 - 21:00
Il tribunale di Pavia e Francesco Ancona
La dinamica della morte di Francesco Ancona, 48 anni, apparve subito sospetta. L’11 febbraio 1987 il suo cadavere fu trovato sul ciglio della strada che da Mortara, dove viveva con la famiglia, porta a Ceretto. La moglie ne aveva denunciato la scomparsa, i carabinieri le hanno poi suonato alla porta (era un mercoledì) per darle la tragica notizia.
Il signor Ancona era stato travolto da un camion pirata. Il guidatore è sempre rimasto senza volto. Morto sul colpo per una frattura al cranio, il corpo presentava traumi solo in testa. Fu classificato come «suicidio». Un suicidio strano, ma comunque un suicidio. I familiari avevano riferito come l’uomo di origine siciliana, operaio edile in quel momento senza lavoro, fosse malato. Quindi per tanto tempo si è pensato che sia stato lui, in preda all’angoscia, a lanciarsi sotto quel mezzo pesante che passava di lì e a farla finita.
Dopo oltre trentotto anni, un “cold case” dimenticato da quasi tutti viene clamorosamente riaperto. La famiglia di Ancona è composta dalla vedova e dai tre figli. Due di loro vivono a Vigevano e Mortara. L’altro, l’unico maschio, sta a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, con la madre. Ma Ancona è deceduto qui, a Mortara, e quindi la Procura della Repubblica competente è quella di Pavia. Quest’ultima ha notificato l’indagine nei confronti di due persone. Una, incredibilmente, è proprio la vedova. L’altro è il presunto sicario che (secondo gli inquirenti) sarebbe stato assoldato da lei. Le nuove indagini ricostruiscono le ultime ore del signor Ancona.
«Gli indagati, in concorso con terzi, con premeditazione, lo avrebbero indebolito somministrandogli veleno. Poi aggredito con un corpo contundente, cosparso di benzina e investito con una betoniera». Le persone offese sono invece i figli.
La Procura ha nominato dei consulenti tecnici, un medico legale, un tossicologo forense e un’antropologa fisica e forense perché è prevista per oggi (31 luglio) la riesumazione della salma di Francesco Ancona dal cimitero di Castellammare del Golfo, dove è sepolto. Una nuova autopsia potrà aiutare a far luce su cosa sia successo davvero. Nessuna delle persone coinvolte ha per ora nominato un consulente di parte e ognuna ha un legale diverso: le figlie hanno scelto Annalisa Gasparre di Vigevano e Alessandro Rondonotti di Vercelli. Il presunto sicario Irene Anrò, di Vigevano, d’ufficio. Gli altri due avvocati sono di Trapani.
Non è ancora possibile leggere gli atti, ma sembra probabile che la riapertura del caso sia quasi fortuita. Cioè, che da altre indagini sulla figura del “sicario” (un uomo di 70 anni, nato in Calabria e residente a Vigevano) si sia risaliti anche a questo episodio. Di fatto, il figlio e le due figlie di Francesco Ancona, dichiarandosi «parte offesa», sono contro la madre, accusata (se tutto fosse poi confermato da una sentenza) di aver commesso un gesto orribile.
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