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Il personaggio
21 Settembre 2025 - 12:00
Una sera (era qualche mese fa) al casinò di Amsterdam, si era presentata una coppia di giovanissimi ragazzi italiani. La fortuna era dalla loro: vinsero il jackpot da mezzo milione di euro. Una cifra che realmente può cambiare la vita. «Nell’incredulità generale – racconta il croupier – lui disse al manager che non aveva un conto bancario con iban: ha dovuto prendere un volo last minute per precipitarsi in Italia, aprire il conto e tornare ad Amsterdam a riscuotere la vincita».
Chi siano i due baciati dalla Dea bendata ovviamente non è dato sapere, perché l’anonimato è garantito e tassativo. Si conosce il croupier, però, cioè l’addetto che gestisce il tavolo da gioco e accetta le puntate dei clienti. Giulio Grasso, 34 anni, è uno dei tanti vigevanesi che hanno cercato fortuna all’estero. In questo caso il suo lavoro è certamente fuori dall’ordinario. Non cuoco o cameriere (mestieri onorevolissimi, ma comuni soprattutto per la grande reputazione degli italiani), ma appunto, “mazziere”. «Dati i miei studi al liceo linguistico – racconta di sé – parlo fluentemente italiano, inglese, francese e spagnolo. In più l’olandese, che ho imparato qui. Lavoro nei casinò dal 2010. La figura del croupier mi ha appassionato da quando ho visto un film sui casinò a 15 anni. Ai miei 18 sono entrato a giocare per vedere l’ambiente coi miei stessi occhi. Da lì decisi di seguire un corso per diventare croupier a Milano. Il lavoro consiste, principalmente, nel saper calcolare le vincite dei clienti con accuratezza (imparare le tabelline del 5, 8, 11, 17 e 35 è d’obbligo per via dei numeri della roulette) anche se durante il corso ti spiegano alcuni “trucchi” per calcolare tutto molto velocemente. Gestire e saper mantenere un rapporto professionale e di rispetto coi clienti senza scomporsi è necessario poiché ogni tanto possono dare in escandescenze, essendoci spesso molti soldi in gioco. Di errori se ne possono fare dato che non siamo macchine, anche questo è il bello del gioco “dal vivo”. In ogni caso siamo controllati da telecamere su diversi angoli in ogni momento della giornata: quindi capita che ogni tanto il supervisor riceve una telefonata e risolve la situazione col cliente che deve dare soldi indietro, oppure essere pagato di più».

Giulio Grasso
La carriera di Grasso è iniziata 15 anni fa a Londra, dove ha iniziato come apprendista e imparato le basi. Dopo due anni un croupier può definirsi «con esperienza»: quindi nel 2013, dopo un corso di olandese un’esperienza a Bruxelles per rafforzare sia quella lingua sia il francese, ha trovato lavoro per il casinò ad Amsterdam Sloterdijk, dove sta dal 2017. «Le mie mansioni – racconta – includono, oltre al calcolare e pagare tutte le puntate dei clienti senza errori, anche controllare che proceda tutto in regola e nel rispetto della legge. Per esempio seguendo le leggi antiriciclaggio». A domanda precisa, risponde: «non credo che tornerei mai in Italia per vari motivi, soprattutto la burocrazia inutile per cose semplici che qui si risolvono con un click sul telefono». Inoltre, per le differenze tra Italia e Paesi Bassi. «Si notano soprattutto dal modo di rapportarsi con gli altri. Mentre l’italiano ha un punto di vista più personale e passionale, l’olandese di solito è più diretto e freddo nelle risposte e generalmente molto ligio alle regole».
Il casinò è una specie di “zona franca”, però, dove si vede di tutto anche perché questa professione si svolge di notte. «La maggior parte delle persone – conclude Grasso – gioca d’azzardo per tentare la fortuna e cambiare la propria vita. Altre hanno già tutto ciò che i soldi possono comprare e cercano quel brivido che non provano da nessun altra parte, rischiando capitali importanti. Nonostante tutto non tutti i clienti vogliono solo vincere, c’è chi cerca attenzione, c’è chi vuole essere trattato da re e chi solamente vuole passare una giornata diversa dal solito in un ambiente particolare».
Quindi si vedono personaggi opposti. Sia lo squattrinato senza conto corrente che vince una cifra impensabile, sia il principe (non si può dire di dove...) che nonostante abbia perso due milioni di euro in due settimane, ha lasciato 270 mila euro di mancia al personale.
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