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25 Marzo 2026 - 13:00
Coach Dan Peterson (al centro) alla presentazione di ieri sera al Teatro Cagnoni assieme al presidente Spaccasassi e il sindaco di Vigevano Andrea Ceffa(foto J. Lattari)
Un intervento molto apprezzato quello di coach Dan Peterson, che nella serata di ieri è giunto al Teatro Cagnoni di Vigevano su invito della Nuova Pallacanestro Vigevano 1955 e dall’amministrazione comunale in occasione dell'anteprima del docu-film biografico “Per sempre Numero 1”. Ad aprire la serata il saluto del club da parte del presidente Marino Spaccasassi e del sindaco Andrea Ceffa che hanno accolto Peterson davanti a una platea variegata: dirigenti della società militante in Serie B Nazionale, lo staff tecnico con coach Stefano Salieri e del vice Alessandro Susino, buona parte dei dirigenti di CAT Vigevano e degli allenatori delle giovanili, alcuni giocatori dello Special Team e dell'associazione "Il Cerchio".
Il lungometraggio, che uscirà nelle sale italiane tra qualche settimana, è incentrato sulla vita del capoallenatore originario dell’Illinois, la cui carriera è iniziata ad alcuni college per poi spostarsi in Cile come allenatore della nazionale e terminata appena prima del colpo di Stato militare del generale Augusto Pinochet. La presenza in Italia dal 1973 ad oggi ha stravolto la pallacanestro dentro e fuori dal campo, rappresentando un punto di rottura soprattutto da un aspetto comunicativo.
Coach Dan Peterson durante la presentazione del docu-film "Per sempre numero 1" (foto J. Lattari)
L’ex head coach di Virtus Bologna e Olimpia Milano, nato il 9 gennaio 1936 (lo stesso giorno dell’atto di fondazione della società meneghina che lui stesso ha allenato dal 1978 al 1987) ha esordito alla presentazione con il suo ormai iconico "Amici sportivi buonasera!". In dialogo con i giornalisti Umberto Zanichelli e Fabio Babetto, Peterson ha voluto ripercorrere diversi momenti salienti della sua breve ma intensa carriera.
Uno su tutti, quello passato alla storia del basket internazionale della rimonta clamorosa dell’Olimpia sull’ARIS Salonicco nella stagione 1986-87 di Coppa dei Campioni, che avrebbe poi spianato la strada del titolo europeo al roster dei vari D’Antoni, McAdoo, Meneghin, Gallinari Sr, Pittis, e Premier dopo quasi vent’anni portando la squadra allora sponsorizzata Tracer a vincere il Grande Slam assieme a Scudetto e Coppa Italia.
Dan Peterson mentre dialoga con i giornalisti Umberto Zanichelli e Fabio Babetto nel corso della presentazione al lungometraggio (foto J. Lattari)
«Dopo la partita dell'andata in Grecia in cui avevamo perso di oltre 30 punti - racconta il coach riavvolgendo il nastro della memoria - stetti in silenzio per una settimana, senza parlare con nessuno. Anche durante la partita di domenica in campionato vinta non dissi nulla, delegando di fatto la gestione al mio vice Franco Casalini. Poi la partita di ritorno, che ribaltammo, fu una liberazione per me. McAdoo mi diede una pacca sulla spalla così forte dicendomi: "Coach, ce l'abbiamo fatta, hai visto?". Loro ritennero che il mio silenzio era sintomo di tranquillità quando in realtà io non ci dormivo più la notte. Un vero e proprio paradosso».
Nel corso del suo intervento, inoltre, Dan Peterson ha poi fatto delle riflessioni sul basket odierno, troppo dipendente a suo dire dal tiro da tre, suggerendo delle modifiche su questo aspetto al regolamento FIBA per restituire alla disciplina sportiva quel fascino che si è perso.«Se fosse per me lo abolirei - ha concluso il coach statunitense senza girarci troppo intorno - ed anzi direi di riscoprire degli insegnamenti in campo per reindirizzare i ragazzi a praticare tecniche sempre fatte. Per esempio, abolendo o limitando fortemente il tiro da fuori si potrebbe riscoprire il palleggio arresto e tiro, oggi molto meno utilizzato».
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